La Scimmia Urlatrice

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Le Madonne con Bambino di Raffaello: Tecnica e sentimento

Di Giusi Pecoraro.

Raffaello Sanzio (Urbino , 6 aprile 1483-Roma, 6 aprile 1520   )  nasce ad Urbino  da Giovanni Santi, pittore che insegna al figlio i rudimenti del disegno e della pittura, e prosegue il suo    apprendistato presso la bottega del Perugino di cui assimilerà lo stile .  Molto importante sarà , per la formazione di Raffaello, l’ambiente culturale e artistico dell’Urbino  dei Montefeltro   . Il pittore  possedeva  la capacità, innata,  di assorbire tutto ciò entrava nelle sue conoscenze artistiche per poi rielaborarlo in un tocco  personale, mescolando poesia e tecnica. La sua ricerca costante di accrescimento personale   e  importanti commissioni lo portarono  a recarsi prima in Umbria,  poi a Siena, dall’amico Pinturicchio, quindi a Firenze, attratto dalle novità introdotte da Michelangelo e Leonardo. Infine, gli arriverà la chiamata da Roma che ci farà conoscere il Raffaello autore delle “Stanze vaticane” , del “Ritratto di Giulio II”, del ciclo delle “Storie di Amore e Psiche”  affrescate a Villa Farnesina. A Firenze, per la devozione privata ,  il pittore realizzerà la celebre serie delle Madonne con Bambino che si possono descrivere con un semplice accostamento di un nome astratto e di un aggettivo: Amore  Supremo. L’amore supremo  come  adorazione religiosa, ma anche  inteso come  rappresentazione del più puro dei sentimenti, ovvero quello materno.

raffaello-madonna-tempi

Ne la “Madonna Solly” (1500-1504,  Berlino , Staatliche Museen  Gemäldegalerie ) l’iconografia della Vergine con il Bambino non si distacca dai canoni tradizionali e  ritroviamo  la rievocazione dei modelli perugineschi , ma già  qui Raffaello   rende perfettamente la solidità delle figure ed usa una cromaticità più accentuata. Si nota, anche, la volontà di umanizzare il rapporto tra la Madre che,   mentre  legge un sacro testo ,   accarezza il  piede del Bambino il quale  regge tra le mani un cardellino, simbolo della Passione,  ed  ha   lo  sguardo rivolto verso il libricino.  Anche il paesaggio raffigurato alle loro spalle, reso con un’atmosfera intima, contribuisce ad  accentuare il legame  emotivo  tra i due. Un paesaggio più ampio con variazione da tinte più  calde in prossimità delle figure e  più tenui nel fondo, invece,  lo ritroviamo ne “La Madonna del prato o del Belvedere” ( 1506, Vienna, Kunsthistorisches Museum) . L’artista inserisce le figure della Vergine, del Bambino e di San Giovannino  in uno schema piramidale, derivante  da Leonardo, che gli permette di variare le movenze e gli sguardi  fra i tre, creando un vincolo  affettivo tra di loro. Ritroviamo lo stesso trasporto amoroso , più umano che solenne, tipico di  una madre con il proprio figlio, anche ne “La Madonna Tempi”  ( 1508, Monaco, Alte Pinakothek). La stessa  è il culmine dell’esperienza fiorentina, in cui Raffaello ha ormai assimilato  pienamente la monumentalità michelangiolesca e  gli studi psichici e fisici  leonardeschi. La rappresentazione è resa plasticamente , quasi una gara con i modelli scolpiti.  In quest’olio su tavola molti critici hanno voluto vedere una stretta relazione  con alcune opere di Donatello ed anche l’accostamento tra il viso della Vergine e quella del Bambino ricorda la “Madonna Pazzi” (1425-1430, Berlino, Bode – Museum), rilievo marmoreo dello scultore fiorentino.  Con questo dipinto  si può considerare conclusa la sua esperienza artistica  a Firenze . Dalla città del Giglio Raffaello si recherà a Roma dove  gli arriveranno importanti commissioni pubbliche e dove potrà proseguire  il suo cammino  fatto di  esercizio costante e rielaborazione personale, prima di morire a soli trentasette anni.

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This entry was posted on October 9, 2015 by in Arte and tagged , , , , , , , , .
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