La Scimmia Urlatrice

Io urlo, tu leggi!

La Guerra di successione spagnola

Fin dalla prima metà del Settecento, l’Europa occidentale, e in modo particolare l’Inghilterra, diventò il centro di una complessa rete di rapporti politici ed economici che si estese, oltre ai confini territoriali europei, anche alle colonie: vale a dire al mondo intero.

Tale rete richiedeva un costante sforzo di equilibrio, il cui fine era la gestione razionale delle forze rispettive delle potenze, delle rivendicazioni dinastiche, di quelle commerciali, dello sviluppo produttivo. Tale equilibrio fu raggiunto per mezzo delle diplomazie e di un uso mirato e circoscritto della guerra. Tale equilibrio delle potenze dominati si traduceva, tuttavia, in squilibrio per i paesi dominati: iniziava a mostrarsi il sottosviluppo e lo sfruttamento sistematico delle risorse umane e naturali dei popoli sottomessi. Ed infatti è proprio in questo ambito che venne commesso uno dei maggiori crimini contro l’umanità: la deportazione ed il commercio di milioni di africani, venduti come schiavi nelle piantagioni del Nuovo Mondo.

Il caso della Spagna

In Particolare in Spagna la figlia maggiore di Filippo IV aveva sposato il re di Francia Luigi XIV, mentre la figlia minore era andata in sposa all’imperatore Leopoldo I. Il figlio maschio, a sua volta re di Spagna con il nome di Carlo II (1661, 1665-1700) morì senza discendenti: la linea maschile del ramo madrileno degli Asburgo si estinse. Fra gli eredi possibili ( il duca d’Angiò Filippo di Borbone, nipote del re di Francia, e l’arciduca Carlo, figlio dell’imperatore) Carlo II scelse, tramite testamento, il candidato francese col nome di Filippo V (1683, 1700-1746).

Il nuovo re ereditava così un territorio immenso: la Spagna e le sue colonie americane e asiatiche, i Paesi Bassi meridionali, Milano, Napoli e la Sicilia, lo Stato dei Presidi in Toscana e l’egemonia sull’intera Italia. Inoltre avrebbe ereditato il trono di Francia alla morte di Luigi XIV, suo nonno.

Le successioni erano momenti molto delicati per le monarchie: dietro i diversi pretendenti si aggregavano gli interessi delle grandi famiglie aristocratiche con le rispettive clientele. Si formavano veri e propri “partiti” in favore delle differenti soluzioni dinastiche, che comportavano altrettante alleanze internazionali.

La Spagna era una potenza indebolita ed in grave crisi finanziaria. Ma aveva dalla sua parte le risorse di un impero immenso: non si poteva concepire  che fosse annessa , o quasi, alla Francia che era la maggiore potenza del momento, e neppure all’Austria, candidata anche lei a raccoglierne la successione. C’era il pericolo che l’Europa venisse dominata, come all’epoca di Carlo V, da un’unica superpotenza. E ciò l’Inghilterra e l’Olanda non lo avrebbero permesso.
Si arrivò quindi alla guerra. La Francia mise in campo un esercito di 250.000 uomini e sul mare, insieme alla Spagna, potevano sperare di controllare il Mediterraneo. Inoltre alla coalizione si aggiunse la Baviera (che tentava di contrastare l’egemonia Austriaca in Germania meridionale) e il Ducato di Savoia. Nell’altro campo l’Inghilterra e l’Olanda dominavano l’oceano aggiungendo a questo elemento anche una notevole forza terrestre (soprattutto olandese). L’Austria poteva contare su un discreto esercito guidato, tuttavia, da un grande generale, il principe Eugenio di Savoia. Fra queste potenze fu stretta una “triplice alleanza” La guerra scoppiò nel 1702.

guerra-successione-spagnola

Le vicende della Guerra di successione spagnola

Il conflitto impegnò sin da subito la Francia su diversi fronti: nei Paesi Bassi; in Germania meridionale e in Italia. La Savoia, inizialmente con i Francesi, cambiò subito schieramento passando con la Triplice Alleanza.

Anche il Portogallo entrò a sua volta in guerra al fianco dell’Inghilterra dopo la firma di un trattato (il trattato di Methuen, 1703) che proponeva reciproci vantaggi economici (soprattutto permetteva all’Inghilterra di inserirsi nel mercato degli schiavi). Si aprì così un altro fronte della guerra. Gli Inglesi riuscirono a conquistare la rocca di Gibilterra che non fu più abbandonata e che, anzi, gli garantiva una presenza costante sul Mediterraneo.

Nonostante qualche successo iniziale, la guerra si dimostrò disastrosa per i francesi che, nel 1708, sembravano destinati al collasso. Nel frattempo il pretendente austriaco era diventato imperatore, succedendo a Giuseppe I e quindi, se avesse vinto la guerra, avrebbe anche lui riunito un potere eccessivo nelle sue mani.
Si arrivò quindi alla pace di Utrecht del 1713 tra Francia, Inghilterra  e Olanda, confermata nell’anno seguente (1714) dal trattato di Rastadt tra Francia  e Impero. Filippo V era riconosciuto re di Spagna, ma i Paesi Bassi e i possedimenti italiani (tranne la Sicilia) passavano all’Austria. La Sicilia andava al Ducato di Savoia, mentre Gibilterra e Minorca rimanevano inglesi. Appare chiaro che la Spagna era costretta ad uscire dal novero delle grandi potenze pagando il prezzo più alto della guerra.
La Francia riuscì a cavarsela meglio: cedeva parte del Canada agli inglesi, smantellava il porto di Dunkerque innanzi alle coste britanniche, escludeva il re di Spagna dalla possibilità di ereditare il trono francese; tuttavia vedeva riconosciute e confermate tutte le conquiste realizzate nel corso del regno di Luigi XIV. L’Olanda infine, che era tra le potenze vincitrici, non otteneva quasi nulla.

L’Europa dopo la pace

I vincitori erano l’Austria e, soprattutto, la Gran Bretagna. Quest’ultima otteneva dalla Spagna, per trent’anni, l’asiento, cioè il contratto in esclusiva della fornitura di schiavi neri; inoltre il diritto di violare con un vascello all’anno il monopolio commerciale iberico nell’America meridionale, il che apriva le porte del contrabbando.

Nel 1720 la Sardegna fu ceduta da Vienna al Ducato di Savoia in cambio della Sicilia, la quale tornava ad unificarsi con il Regno di Napoli austriaco. Al duca Vittorio Amedeo II di Savoia, fu riconosciuto il titolo regale per il nuovo possedimento; non per la Savoia che era stata parte del Sacro Romano Impero, ed era nata come feudo imperiale. Fra le due isole mediterranee lo scambio era ineguale, ma Torino diventava la capitale di un regno, detto di Sardegna, che un secolo più tardi sarebbe diventato il fulcro dell’unità d’Italia.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: