La Scimmia Urlatrice

Io urlo, tu leggi!

Poveri e Vagabondi: Da “messaggeri di Cristo” a nemici della società.

A partire dal XIV secolo, cioè dal momento in cui la società europea si fece più articolata, più violenta, più complessa, la figura del povero, da ”immagine di Cristo,” diviene quella di un essere che incute paura, sul quale vengono caricati tutti i vizi e i peccati capitali. E’ certo che questa rappresentazione del povero (che giunse alla sua criminalizzazione) fu largamente diffusa in tutti gli strati della società e in ogni parte d’Europa. E’ inoltre certo che chiunque esamini l’imponente opera legislativa ed assistenziale con cui l’Occidente cristiano cercò di risolvere la piaga della povertà, non troverà un solo provvedimento che tenda a rimuovere o a limitare le cause del male. Leggi, decreti ed istituzioni si propongono solamente di alleviare i sintomi, le manifestazioni esterne del male, anche ricorrendo, fra tante opere ispirate alla pietà, a misure a volte crudeli, come la ghettizzazione.

Thomas Kennington, Orphans,1885.

Thomas Kennington, Orphans,1885.

Nel Medioevo il povero e il pazzo erano considerati come pellegrini di Dio; durante il periodo seguente essi apparvero come esseri decaduti, sospetti e inquietanti che andavano a disturbare la pace pubblica. Mentre un tempo il povero era immagine di Cristo, a partire dal XIV secolo diviene un essere che incute paura. A causa delle spinte demografiche, dell’aumento dei prezzi, della diminuzione salariale, della crescente disoccupazione, delle continue guerre, si viene a creare una massa sempre maggiore di vagabondi “aggressivi, spogliati di terra e di salario”. Da questo momento i poveri vengono caricati di tutti i peccati capitali. E sempre per tali motivi vengo accusati di portare con sé la peste e l’eresia, nonostante vi fosse chi cercava di distinguere i “buoni” e i “cattivi” poveri. Si riteneva (ed è probabile) che i vagabondi conducessero una vita da pagani, che non facessero battezzare i propri figli, che preferissero il concubinaggio al matrimoni. Per tali motivi era necessario togliere di mezzo questi “libertini”. Ormai la miseria non veniva più considerata (come all’epoca di San Francesco d’Assisi) in un rapporto tra umiliazione e gloria, ma in una sorta di dialettica del disordine e dell’ordine che la inserisce in una situazione di colpevolezza: diviene un colpa contro il buon andamento dello Stato e della disciplina cristiana.

Economisti, magistrati e uomini di pietà hanno utilizzato lo stesso linguaggio a proposito dei poveri, tentando di unire i loro sforzi al fine di far fronte ai pericoli che essi rappresentavano. Durante il XVI secolo si tentò di recensire e registrare i mendicanti di numerose città dell’Occidente. Tale censimento permise poi, grazie ad una tassa urbana e all’azione dell’«ufficio dei poveri» e di «elemosine generali», di nutrire gli invalidi, di dare un lavoro a quelli in buona salute, di mettere i ragazzi in apprendistato, di scacciare i “bricconi” e di proibire la mendicità.

Questo tipo di organizzazione trova la sua espressione più alta nella grande legge inglese del 1598 (il Parlamento inglese decise una legislazione repressiva contro i vagabondi istituendo “case di lavoro” per i poveri. La mendicità fu proibita e l’assistenza venne affidata a istituti religiosi a cui fu imposto di raccogliere una tassa settimanale obbligatoria). Questa legge rimase in vigore sino al 1834.

A ciò si aggiungevano gli Acts anteriori che obbligavano i poveri privi di domicilio a ritornare al luogo della loro nascita sotto la minaccia di forti sanzioni (gogna, berlina, fustigazione, marchio con ferro rovente, taglio delle orecchie, pena di morte in caso di recidiva).

Un perfezionamento di questo sistema consistette nel separare i mendicanti dal resto della società, quindi nel rinchiuderli: soluzione che fu adottata simultaneamente alla fine del XVI secolo dai papi della Controriforma e dai magistrati delle Provincie Unite protestanti.

A Roma Pio V avrebbe avuto, nel 1569, l’idea di concentrare i poveri in quattro quartieri della città e di far loro distribuire nutrimento. Il suo successore Gregorio XIII decide nel 1581 di riunire tutti i mendicanti malati o senza beni della capitale in un antico convento. Sisto V nel 1587 ordina di costruire un ospizio capace di ospitare 2000 persone; la mendicità viene proibita nelle strade. Gli invalidi vengono ospitati nell’ospizio, rasati a zero e vestiti di grigio; viene loro dato un nutrimento adeguato. Tuttavia dopo la morte di Sito V (1590) le autorità non sono in grado di mantenere questa istituzione.

Ad Amsterdam verso la fine del XVI secolo, viene creato uno Spinhuis (la casa “dove si fila”) che accoglie mendicanti, prostitute e spose fatte internare dai mariti per cattiva condotta. Un altro istituto detto Rasphius impone ai suoi pensionati di lavorare e levigare il legno proveniente dal Brasile.

Tale soluzione venne adottata anche in altre parti d’Europa: nel 1621 a Bruxelles viene istituito un Tuchthuys dove vengono fabbricati panni. In Francia viene creato il primo ospedale per l’internamento dei poveri nel 1614 a Lione. Parigi nel 1656 si sforza di creare il primo ospizio generale. Sei anni dopo un editto ordina la creazione di un ospizio generale i tutte le città e le grosse borgate del regno.

In Inghilterra, infine, si avranno le Workhouses, case di lavoro la cui istituzione verrà generalizzata da una legge di Giorgio I nel 1722. Tali modelli di istituzioni per poveri conoscerà poi maggior fortuna in tutta l’Europa settentrionale nel corso del XVIII secolo.

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