La Scimmia Urlatrice

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Francisco Goya: Dalla Corte spagnola alla Quinta del Sordo

Francisco Goya: Dalla Corte spagnola alla Quinta del Sordo

Di GIUSI PECORARO

La figura di Francisco Goya(Fuendetodos,30 marzo 1746- Bordeaux, 16 aprile 1828) è accostabile a quella di Beethoven: La sordità li farà chiudere entrambi in una solitudine  che li porterà, dopo alcuni decenni, ad un delirio inventivo volto a modificare il loro linguaggio artistico originario.  Nel 1777 il pittore   realizza  “Il parasole” (Museo Del Prado, Madrid)che si definisce da sé come opera graziosa, incantevole, con quei colori piacevolmente sciolti e con il volto della fanciulla, che ci guarda, rischiarato dal riflesso del sole.

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Goya, Il Parasole.

In questo periodo, l’artista lavora alla serie dei dieci cartoni per arazzi  destinati a decorare la sala da pranzo  dei principi delle Asturie nel Palazzo del Pardo ,ossia i futuri regnanti Carlo IV e Maria Luisa.  Fu proprio quest’ultima, amante del tema del majismo (moda sviluppata negli ambienti aristocratici del tempo, termine  derivato da Majas o Majos ovvero i giovani eleganti, spavaldi e chiassosi) a scegliere i soggetti. In questo dipinto, Goya utilizza la sua tavolozza per creare un lavoro puramente pittorico e, come negli altri oli  dell’arazzeria, il colore   disegna i soggetti con  freschezza e serenità.    Nel 1799 il pittore viene nominato Primero Pintor de Càmara, in un momento in cui, storicamente , stanno avvenendo grandi cambiamenti nella vicina Francia. La corte spagnola non coglie il rinnovamento  e Goya è spettatore attento dell’ormai re Carlo IV, considerato un uomo debole e  soggiogato dall’ambiziosa  moglie, definita già dai contemporanei  viziosa e dominatrice. Il dipinto raffigurante “Maria Luisa in abito di corte”(1799-1800, Napoli, Museo e Gallerie di Capodimonte) è una replica del ritratto  conservato al Prado , assieme a quello di Carlo IV.

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Goya, Maria Luisa in abito di corte

Osservandolo, non si  rimane indifferenti ai lineamenti della donna , volutamente resi sgradevoli dal pittore. Tutto in  lei rivela volgarità e inadeguatezza al ruolo sociale: dall’espressione del viso, brutale e inerme, dalle labbra sottili strette in un arido sorriso sprezzante, agli occhi che non esprimono alcuna emozione. L’elegante abito  indossato dalla regnante , avorio ed arancio, che una   sottile luce disegna in modo delicato e quasi tattile, non fa altro che accentuarne la carica satirica. La lettura psicologica che ne deriva è facilmente assimilabile da chiunque l’osservi. L’occhio del pittore è  spietato. Lo  stesso sarcasmo lo ritroviamo ne “La famiglia di Carlo IV” (1800-1801- Madrid, Museo Nacional del Prado), anche se Goya, in questa tela, si rifà a “Las Meninas” di Velázquez,  ritraendosi all’estrema sinistra.

Goya, La famiglia di Carlo IV.

Goya, La famiglia di Carlo IV.

Il 1792 è l’anno della malattia che gli causerà la perdita dell’udito e il conseguente isolamento dal mondo. Lentamente  nascerà il Francisco Goya visionario e divorato dai fantasmi della società e della politica del suo tempo , il demone immaginifico  che lascerà nella sua casa alla periferia di Madrid -la non più esistente “Quinta del sordo”- la serie delle cupe  decorazioni parietali, definite le “Pitture nere”.  La più nota di queste è  “Saturno che divora un figlio” (olio su muro trasportato su tela, 1821-1823-Madrid, Museo Nacional del Prado ),  che, al di là delle interpretazioni iconografiche e simboliche, rimane un lavoro pittorico di grande impatto emotivo.

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Goya, Saturno che divora un figlio.

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