La Scimmia Urlatrice

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Claude e Camille Monet : L’ arte, la natura e l’ amore

Di Giusi Pecoraro

Claude Monet (Parigi , 14 novembre 1840- Giverny, 5 dicembre 1926) nel 1867   realizza l’olio su tela intitolato  “Donne in giardino” ( Parigi, Musèe d’Orsay),  sperimentando la pittura en plein air , una tecnica del tutto nuova  nel panorama artistico contemporaneo.

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Nel dipinto ,  di grandi dimensioni (  per questo l’artista , dipingendo all’aperto, pensa di scavare una fossa dove affondare la tela ), alcune donne , in abiti estivi, raccolgono fiori in un giardino,   mentre  leggeri raggi di sole illuminano la figura femminile in primo piano , disegnando ombre  ed effetti .D’altronde la natura è il suo atelier, come ebbe egli stesso modo di dichiarare.  A posare per i tre personaggi femminili   raffigurati sulla sinistra  è un’unica modella: la moglie del pittore, Camille. La donna , prima di morire di cancro a  soli trentadue anni, ha lasciato un contributo figurativo  e affettivo importante nella vita del marito .Viene ritratta nella tela “Donna in abito verde” del 1866 (Brema, Kunsthalle) dove, a far da  scena, non è tanto la sua esigua figura  che si delinea lentamente dal buio del fondo, quanto il preciso  disegno  dell’abito che sembra avanzare placido dinanzi ai nostri occhi.

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Mentre ne “La giapponese” Camille  (1875-1876 , Museum of Fine Arts, Boston) indossa un costume nipponico, posando come una geisha, e pare  donarsi completamente all’occhio del coniuge che, qui, dimentica l’impressionismo per descrivere ogni piccolo particolare in maniera realistica.  Meravigliosa la sinfonia compositiva e cromatica  del kimono, realizzato con un rosso brillante ,  che si apre a ruota  e dà un  senso plastico al guerriero giapponese  ricamato sopra, tanto che sembra stia per balzare fuori dalla tela stessa  .

 

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Nel 1873 Monet dipinge i”I papaveri”  (Parigi, Musèe D’Orsay) dove la composizione è suddivisa in due sezioni : la parte superiore caratterizzata dalla luminosità del cielo e quella inferiore, in cui spiccano diversi colori e gli intensi tocchi di rosso dei papaveri .

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La figura di Camille  è in primo piano, insieme a quella del figlio Jean,   ma si fonde con il paesaggio stesso , in un magico equilibrio di giochi cromatici e macchie  di colore che servono a creare il senso di profondità, il tutto quasi a  simulare il delicato effetto del pastello.  Nel 1875 l’artista coglie nuovamente la moglie, ancora con il figlio Jean, in un momento di serenità familiare ne “La passeggiata” (Londra, National Gallery).

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Nella tela l’erba  è accarezzata dal vento , mentre il cielo è attraversato da nuvole in movimento e gli abiti della donna e del bambino riprendono, in un celeste così chiaro ed evanescente, il colore del firmamento. La limpidezza  della rappresentazione, però, è spezzata dallo sguardo di Camille che si volta, come se cercasse un’espressione  d’intesa con  il marito che la ritrae. Uno sguardo triste, quasi un oscuro presagio  della sua morte prematura che avverrà  quattro anni  dopo . Nel 1879 il pittore consegna ai posteri l’ultima  immagine della sua compagna, allo stesso tempo cruda e commovente,  ritraendola sul letto di morte(Parigi, Musèe d’Orsay)  e , ora, il solo che può darci la migliore descrizione del dipinto, è lo stesso Monet: “Un giorno, all’alba mi sono trovato al capezzale del letto di una persona che mi era molto cara e che tale rimarrà sempre. I miei occhi erano rigidamente fissi sulle tragiche tempie e mi sorpresi a seguire la morte nelle ombre del colorito che essa depone sul volto con sfumature graduali. Toni blu, gialli, grigi, che so. A tal punto ero arrivato. Naturalmente si era fatta strada in me il desiderio di fissare l’immagine di colei che ci ha lasciati per sempre. Tuttavia prima che mi balenasse il pensiero di dipingere i lineamenti a me così cari e familiari, il corpo reagì automaticamente allo choc dei colori..” (C. Monet – 1879).

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Nel frattempo, il pittore aveva già iniziato un legame amoroso con Alice Hoschedé , ma, come spesso accade, ormai si trattava di un altro capitolo della sua vita.

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