La Scimmia Urlatrice

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Jus Primae Noctis

Erano secoli di violenza e sopraffazione, nei quali i signori feudali avevano il diritto, dopo la cerimonia nuziale dei loro servi e vassalli, di godere delle grazie della sposina prima del legittimo sposo. Si chiamava droit de seigneur, droit de cuissage o jus primae noctis.

 

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I signori imponevano tasse su ogni attività dei loro sottoposti e riscuotevano denaro anche per le licenze di matrimonio e persino per il diritto dei villici di far l’amore con le loro mogli. Tuttavia alcuni studiosi sostengono che non si trattava di un diritto, una legge, bensì di un abuso, una vera e propria violenza  consumata a danno dei più deboli e dei più umili.

Simili soprusi purtroppo, sono rintracciabili in diverse fonti storiche, provenienti da epoche ben più antiche del feudalesimo. Nell’ Epopea di Gilgamesh è infatti documentata l’ irritazione del popolo di Uruk per l’insistenza del Re nel richiedere “di essere il primo con la sposa novella, seguito poi dal marito”.

Secondo lo storico scozzese Hector Boece in Scotorum historiae a prima gentis, del 1526, emerge che Re Malcom III, regnante dal 1059 al 1093, aveva trasformato in tassa, denominata Marcheta mulierum, un precedente Jus primae noctis istituito in precedenza da Augusto. In sostanza il sovrano rinunciava alla compagnia, delle giovani spose dei suoi sudditi, previo pagamento di una somma di denaro. Questo di fatto è da considerare il primo documento che fa riferimento ad una legge del genere in Europa.

In Italia Hieronymo Mutio, nel Tratato di matrimonio, del 1553, racconta come in alcuni luoghi tra Piemonte, Appennini ed Alpi si era sostituita la barbara pratica dell’ abuso signorile con una tassa chiamata Connagio. L’esistenza di uno Jus primae noctis nei feudi Piemontesi ed Italiani è sostenuta da vari storici, a sostegno dei quali diversi documenti attestano la presenza di tasse dai diversi nomi ma dallo stesso scopo, essa infatti andava a sostituire il diritto del signore di abusare dei villici, ad esempio nella Savoia esisteva con il nome di Spontagia, nel Veneto c’era invece la Bannum scozonarie e così via.

Durante l’epoca feudale centinai di tasse venivano imposte alla popolazione, vassalli, dipendenti e contadini erano vessati nei modi più “fantasiosi”, dovevano fare nel primo giorno dell’ anno un saluto (Kalendatico), dovevano presentare delle regalie per Natale, Pasqua ed altre ricorrenze religiose; dovevano fare dono di galline a Carnevale; dovevano cedere una qualsiasi parte dell’animale macellato;dovevano pagare per tingere in verde o turchino e c’era persino una tassa sul “fiato dei porci”.

Parlando del concetto di verginità, occorre sapere che in società patriarcali di mezzo mondo la perforazione dell’ imene e la conseguente perdita della verginità, considerato comunque un atto cruento, possa attirare la vendetta delle divinità femminili capaci di annullare la virilità. Ecco perché i mariti delegavano altri, per esempio i sacerdoti o gli anziani del gruppo a compiere il rito della deflorazione.

Studi etnologici confermano l’esistenza di simili tradizioni sessuali un po’ ovunque. Nei gruppi tribali in Africa ed Australia si accompagnano le giovani donne fuori dai villaggi non appena mature ed la loro verginità viene interrotta con oggetti lignei. Anche in Sud America le giovani vengono affidate alle autorità religiose che, come nel caso dei bramini in India, usano le dita delle mani per compiere riti sessuali non dissimili. Per i Romani era consuetudine che una giovane sposa perdesse la verginità con un oggetto conico di legno, detto mutinus tutunus, o che si facesse mettere seduta su un fallo di pietra levigata. Più tardi Marco Polo riferì che nessun tibetano avrebbe sposato una donna intatta.

Esempi e spiegazioni non mancano tuttavia è difficile vedere una qualsiasi connessione tra i riti arcaici, di cui sopra, e lo Jus primae noctis. Ernest Borneman, sessuologo tedesco, afferma che i riti antichi dell’ iniziazione delle vergini erano un atto volto a proteggere lo sposo dai fulmini delle divinità femminili, mentre il diritto del signorotto feudale, non era altro che una forma di abuso e di libertinaggio ai danni di un subordinato.

Nel secolo scorso diversi esperti  si diedero battaglia sull’ esistenza o meno del fenomeno fin qui trattato, c’era chi difendeva a spada tratta la sua certa esistenza e chi avanzava alcuni dubbi. Alcuni studiosi francesi, sostenitori delle tesi possibilistiche dello storico Schmidt, ipotizzarono che lo jus si potesse annoverare tra i Droits ridicules che i signori feudali pretendevano dai propri villici e servi. Non era violenza fisica ma un gesto simbolico per ribadire il potere delle investiture. Il giurista Alessandro sacchi, afferma che “lo jus non è mai esistito nel senso materiale, letterale e sessuale delle espressioni, neanche in epoca feudale”, tuttavia poiché simili espressioni si ritrovano nella storia del diritto, non è possibile accantonare il tutto nel campo della letteratura romantica e delle novelle boccaccesche.

La conclusione è che lo jus primae noctis era un invenzione del feudalesimo e della chiesa per giustificare le assurde pretese dei signorotti dell’ epoca, trasformando di fatto in diritto una scusa per giungere ad una conclusione fiscale. Vicende tanto crudeli e signori feudali senza rispetto per i propri villici, possono portarci a credere in una società medievale senza alcun rispetto per la femminilità e per gli esseri deboli. Non esisteva dunque lo jus primae noctis? Forse. sicuramente furono questi i secoli che videro l’amor cortese, S. Francesco, Giotto e Dante.

 

 

Bibliografia:

Alessandro Sacchi, Jus primae noctis, Nuovo Digesto Italiano, Utrt, 1938;

Edgar Gerson, Pratiche sessuali, Lyra, 1987;

Ferruccio Butini (e altri), Medioevo al femminile, Laterza, 1989;

Michel Mollat, I poveri del Medioevo, Laterza, 1987;

Reay Tannahill, Storia dei costumi sessuali, Rizzoli, 1985;

Winspeare, Storia degli abusi feudali, Napoli, 1883.

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