La Scimmia Urlatrice

Io urlo, tu leggi!

Velázquez : storia di un sublime ritrattista

 

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Velazquez, Las Meninas, 1656, Olio su tela, Museo del Prado, Madrid.

Di Giusi Pecoraro

Primo di sette figli,  Diego Rodriguez De Silva y Velázquez (Siviglia, 6 giugno  1599- Madrid, 6 agosto 1660) nacque in una  famiglia agiata, di discendenza aristocratica. Fin  da bambino si sentì molto attratto dall’arte,   tanto che cominciò a studiarla dall’età di dodici anni, anche se  la sua  vivace curiosità intellettuale   lo portò, negli anni,  a possedere una vasta biblioteca riguardante un’ampia gamma di argomenti che spaziavano dall’architettura alla matematica, dalla filosofia alla storia, sino all’astronomia.  Il suo maestro più importante fu Francisco Pacheco il quale, seppur generalmente  considerato un artista  convenzionale, riconobbe presto le eccezionali doti del suo allievo.  Nel 1622, ambizioso  di farsi un nome nell’ambito del palazzo reale spagnolo ,  l’artista si recò a Madrid,   ma solo l’anno successivo, dopo aver realizzato il primo ritratto del re,  Filippo IV (ora perduto),  venne nominato pittore ufficiale di corte  ,  dedicando, così,  il suo lavoro quasi esclusivamente alla famiglia  del sovrano  e al suo seguito. Ben presto Velázquez  conquistò la piena fiducia e  la profonda ammirazione  da parte del regnante  che, fatto raro per quell’epoca e per la rigida etichetta reale spagnola, non lo vide mai  come un semplice lavoratore alle sue dipendenze e lo trattò sempre amichevolmente  .  Filippo IV venne ritratto una dozzina di volte dal pittore , in varie fasi della sua vita, da  diciassettenne immaturo sino all’ultimo, eseguito quando il re aveva oltrepassato i quarant’anni, rappresentato  ormai come un vecchio disilluso ,  cosciente dell’involuzione politica della Spagna che una serie di guerre rovinose aveva ridotto a  potenza di secondo piano .  La sensibilità artistica  e la  fine osservazione della  vita quotidiana   di cui era dotato l’artista ,  lo portarono,  inoltre,  a soffermare la sua attenzione su coloro  che avevano il solo scopo di divertire il re. Fra di essi, giullari professionisti , ma anche persone affette da menomazioni fisiche e mentali  e,  a questi ultimi, riservò una serie di quattro dipinti realizzati tra il 1640 e il 1650. Velázquez li rappresenta con sincero rispetto , affetto e velata commozione  e mai  con sguardo  cinico.  Il  vero capolavoro dell’artista  è, tuttavia , “Le Meninas” (1656, Museo Del Prado, Madrid) che è  anche uno dei  suoi dipinti più enigmatici   e molti sono stati i tentativi  di analizzare il soggetto riprodotto  e  carpirne il significato .In quest’opera si osserva una scena corale, dove è raffigurata l’infanta Margarita -nata dalle seconde nozze di Filippo IV con la cugina Marianna d’Austria- circondata dalla sue damine(las meninas), altri membri della corte  e   lo stesso Velázquez, colto  in un momento di pausa dal suo lavoro mentre guarda chi l’osserva, gesto ripetuto dall’Infanta. Riflessi dallo specchio, sul fondo, appaiono la regina ed il re.  Velázquez  forse sta ritraendo   la principessa quando nel suo studio entrano i regnanti o,  probabilmente , sta  eseguendo un ritratto dei sovrani quando invece entrano Margarita e il suo seguito . Semplicemente, il pittore ha voluto ricreare una normale scena di vita di corte , descritta con grande realismo e virtuosismo . “Las Meninas”, in ogni caso, è un dipinto sulla nobiltà della pittura, una lezione di arte  e un omaggio alla ritrattistica, genere in  cui Velázquez  eccelleva senza eguali.

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