La Scimmia Urlatrice

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La Fonte della Giovinezza

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La fonte della giovinezza dipinta da Lucas Cranach il vecchio.

L’acqua è da sempre elemento cosmogonico per eccellenza, essa crea, guarisce, rigenera, purifica. Il sacro liquido ha da sempre colpito l’uomo antico a causa dalla sua comparazione con l’umidità del “sesso” femminile e dei liquidi naturali secreti dalla donna che avvolgono l’infante al momento della sua nascita. Dalla grotta, primo mistico santuario, alla sorgente prima e alla fontana poi, il passo è davvero molto breve. La fonte della giovinezza è un tema che accomuna diverse culture trovando riscontro sin dai miti greci e romani: in uno di questi racconti la ninfa Juventa, indotta da Giove, si trasforma immergendosi nella fonte dell’eterna ‪‎giovinezza.

Una prima leggenda narrata da Erodoto parla di una fonte sotterranea introvabile situata in Etiopia, era infatti creduto che gli etiopi e gli abitanti di quelle terre fossero molto longevi.

Altri racconti concernenti una fonte di acqua miracolosa sono contenuti nei testi di Alessandro Magno. Nel racconto mediorientale e asiatico del romanzo di Alessandro si parla dell’ “Acqua della vita”, una mitica fonte possibile da trovare solo dopo aver superato le “Terre oscure”, un mitico tratto dell’ Abkhazia che si racconta essere patria di mostri e spiritelli.

Il Cristianesimo non è indifferente alla tradizione della mistica fonte e dell’acqua della vita. Importanti testimonianze di questo elemento le troviamo nel De Origine Animae di Sant’Agostino che parla di come a Santa Perpetua fosse stato concesso di vedere il fratello defunto “…aggirarsi pieno di bellezza e di salute in una splendida dimora bevendo acque miracolose entro una coppa d’oro…”. Lo stesso Gesù che ricorda il simbolismo dell’acqua della vita quando dice “…chi berrà dell’acqua che io gli darò non avrà mai sete, anzi l’acqua che io gli darò diverrà in lui una fonte d’acqua saliente in vita eterna…”

Ovviamente il Cristianesimo  però cambia profondamente i significati di questo simbolo pagano. La “fonte” non è più lenitrice di mali fisici, ma diventa purificatrice e rigeneratrice per l’animo e la vita ultraterrena: essa è così metafora della comunione eterna e la purificazione da ogni peccato. Anche dal punto di vista iconografico al tema della fontana “profana” proveniente da oriente che proprio nel periodo Medievale raggiunge la sua massima diffusione, si contrappone una fontana “sacra”, la figura del Cristo messo in croce dalle cui piaghe sprizzano getti di sangue.

Nel periodo medievale l’elemento acquatico costituisce un topos letterario dei bestiari e dei romanzi cortesi. L’area più interessata è quella franco provenzale. Ci basta ricordare Filippo de Thaon che nel suo “Bestiaire”, datato 1119, parla di “une fointaine dunt l’ere est clere e saine” e stesse tematiche sono rintracciabili nella “Conquista di Gerusalemme” di Richard le Pelerin del 1200.

Come già accennato la tradizione romanzesca vuole queste sacre fonti posizionate nell’area mediorientale, lo scrittore Huon de Bordeaux ad esempio la pone nel giardino dell’Emiro Gandise, anche in India ove il culto dell’acqua, come mistico elemento, diviene elemento fondante della stessa religione.

Tra le leggende asiatiche occorre ricordare quella del famoso regno di Prete Gianni ove vi è una fonte che “fit rajovenire la gent”. Il fantomatico Prete Gianni, infatti, descrivendo le meraviglie del suo palazzo, racconta di una fonte la cui acqua “…non ha l’eguale per fragranza e per sapore, e che non esce da quelle mura, ma corre da uno a un altro angolo dei palazzo, e scende sotterra, e correndo quivi in contraria direzione, ritorna là d’onde è nata, a quella guisa che torna il sole da Oriente ad Occidente. L’acqua ha il sapore di quella cosa che colui che la gusta può desiderare di mangiare o di bere, ed empie di tanta fragranza il palazzo come se ci si manipolassero tutte le sorta di balsami, di aromi e di unguenti…”. La figura di questo mistico sovrano è davvero carica di mistero. Se infatti inizialmente si pensava a Prete Gianni come ad una figura fantastica tipica del pensiero medievale, ultimamente si è dimostrata la sua reale esistenza. Il nome deriverebbe infatti da un errore di traduzione nella lingua D’oc del veneziano “Preste Zane”. Ben lungi da esser solo una leggenda, il Prete Gianni fu un sovrano della Cina Settentrionale in un periodo tra  906 e il 1125.

Altra storia è quella di Sir John Maundeville, scrittore e viaggiatore del XIV secolo che scrisse un resoconto dei suoi incredibili viaggi mai compiuti, dove disse di averla scoperta in Asia, dove vi si immerse svariate volte. La sorgente, citata anche in numerose leggende cinesi, si dovrebbe trovare in Cina, presso le montagne K’un Lun, nell’ isola di Ying Chou. In una storia popolare del posto, la sorgente venne scoperta da due contadini, che dopo aver bevuto un sorso della sua acqua, ritornarono giovani. Dopo aver saputo dell’accaduto, un signorotto costrinse i due contadini a rivelare l’ubicazione della sorgente, trovata, bevve tanta acqua che tornò bambino.

Si moltiplicano così le leggende di uomini e mercanti che casualmente, durante il loro viaggi in Oriente, assetati, si abbeverano ad una fonte che poi scoprono esser proprio quella della giovinezza e così vivono per 300 anni, un’idea che poi non escluderà le nuove terre scoperte ad Occidente, le Americhe, ove successivamente sarà posta la mistica fonte di vita.

Questo mito si ritrova anche nel ‪Rinascimento e permea anche i racconti che riguardano la scoperta delle Americhe. Una leggenda narra che l’esploratore spagnolo Juan Ponce de Leon, insieme a ‪Colombo, dopo aver colonizzato l’isola di Hispaniola e quella di Puerto Rico, nel 1513 si mise sulle tracce della fonte della gioventù. L’esploratore sbarcò sulla costa est della Florida, si spinse a sud raggiungendo l’attuale Cuba, poi andò verso le Bahamas, e ritornò a mani vuote. Nel 1521 tornò alla ricerca della fonte miracolosa sulla costa della Florida,in questa occasione venne ferito da una tribù di indiani ostili e morì d’infezione a Cuba poche settimane dopo, senza averla trovata e senza vita! Gli scritti stilati dall’esploratore Juan Ponce de León sono sicuramente affascinanti, nella sua spasmodica ricerca, si avvalse dei racconti dei nativi portoricani e fu aiutato da carteggi di antichi saggi, scoprì però la Florida.

Nel Memoir (1575) di Hernando de Escalante Fontaneda si diede credibilità al mito della fonte, aggiungendo che León era sulla strada giusta, poiché la mitica fonte si troverebbe in realtà in Florida. Fontaneda visse per 17 anni a Puerto Rico e in età adulta il mercantile che lo trasportava naufragò vicino alla Florida: da qui inizia il racconto dell’italo-americano. Nel libro si parla del fiume Giordano, un corso d’acqua che attraversa la penisola paludosa e le cui acque dotate di poteri curativi e benefici venivano usate dai popoli indigeni per curare le ferite e le malattie.

La Fontana diventa dunque un simbolo, è il tema del mitico paradiso terrestre o della più pagana terra di cuccagna, idealizzate con le terre lontane ove trovatori e viaggiatori narravano delle più impensabili bellezze.

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