La Scimmia Urlatrice

Io urlo, tu leggi!

Omnia sunt communia!

Le conseguenze della Riforma in Germania.

«Guarda, i signori e i prìncipi sono l’origine di ogni usura, d’ogni ladrocinio e rapina; essi si appropriano di tutte le creature: dei pesci dell’acqua, degli uccelli dell’aria, degli alberi della terra (Isaia 5, 8). E poi fanno divulgare tra i poveri il comandamento di Dio: “Non rubare”. Ma questo non vale per loro. Riducono in miseria tutti gli uomini, pelano e scorticano contadini e artigiani e ogni essere vivente (Michea, 3, 2–4); ma per costoro, alla più piccola mancanza, c’è la forca».
(Thomas Müntzer, Confutazione ben fondata, 1524)

 

La Riforma luterana colpì la società tedesca del XVI secolo come un fulmine a ciel sereno e le sue idee furono gravide di conseguenze, soprattutto nel ceto nobiliare (cavalieri) e in quello contadino.

Dopo la Riforma annunciata da Lutero la società tedesca era in subbuglio: la “libertà del cristiano” teorizzata dal monaco agostiniano sembrava essere la goccia che fece traboccare il vaso, scatenando le tensioni sociali latenti. Tali tensioni avevano radici profonde e antiche. Infatti il modello della società medievale si articolava in tre ordini in cui la popolazione era divisa e organizzata: il Clero aveva la funzione religiosa (Tu ora!); i Cavalieri avevano funzione della guerra (Tu protege!); i Contadini quella del lavoro (Tu Labora!). Tuttavia tale impostazione non corrispondeva alla realtà della Germania di Lutero.

I cavalieri erano avventurieri in cerca di fortuna e quindi, un pressante elemento di instabilità. La “pace imperiale” imposta dagli Asburgo in Germania vietava che si facessero guerre tra gli stati dell’impero. In tal modo il diritto di pace e di guerra passava esclusivamente all’imperatore. Stando così le cose, appare chiaro come la nuova “pace imperiale” andasse contro le aspettative dei nobili: infatti, nel sistema antico, la guerra tra stati era un fatto “ordinario”: i cavalieri potevano così trovare impiego e, per mezzo del diritto di saccheggio, potevano arricchirsi. Proprio per questi motivi i cavalieri approfittarono della riforma luterana.

Guidati da Ulrich von Hutten (umanista e guida intellettuale nella rinascita del sentimento nazionale tedesco), e agli ordini di Franz von Sickingen, i cavalieri attaccarono il territorio del principe vescovile di Treviri. Tuttavia nel 1522 vennero duramente sconfitti.

rivolta-dei-cavalieri

Incisione, rivolta dei cavalieri

Più dura fu la guerra dei contadini. Nel cuore dell’Europa si produceva la maggior parte della ricchezza principale del tempo: i cereali. Nel contempo le comunità contadine vivevano all’ombra dei castelli signorili. Le comunità era inoltre rette da statuti che le legavano al lavoro e alla proprietà feudale. Ma l’interpretazione dei patti contenuti negli statuti era sottoposta alla tensione di condizioni mutate. Ciò era dovuto alla lenta ripresa economica e demografica che la società europea conobbe a partire dal XV sec. La maggiore domanda di beni alimentari fece salire i prezzi del grano e, di conseguenza, si accrebbe la pressione dei signori feudali sui contadini al fine di ottenere maggiori prestazioni sui terreni domenicali (da dominus, di proprietà del signore).

Contro questa stretta signorile, la resistenza dei contadini fu vigorosa: si organizzarono in bande combattendo una lotta di guerriglia fatta di tanti focolai sparsi, con interruzioni e riprese. Le terre tedesche vennero insanguinate per anni.

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Contadini guidati da Thomas Muntzer

Quando la Riforma luterana iniziò a propagarsi, il suo messaggio principale fu trasmesso ai contadini dall’accesa predicazione di Thomas Müntzer. Egli parlava di un “popolo dei semplici” come vero destinatario della Rivelazione cristiana e annunciava la prossima realizzazione del Regno di Dio sulla terra. Il fattore che legava Müntzer e Lutero, fu il duro attacco all’esistenza stessa del clero. Si fece largo l’idea di una riforma come ritorno ad un’età antica, di giustizia e ordine, contro la corruzione e la malvagità umana. Fu questa la scintilla che trasformò la rivolta in un incendio. Tra il 1524 e il 1525 una bufera, quindi, percorse la società tedesca. Thomas Müntzer aveva creato la capitale del suo movimento a Mühlhausen, dove prometteva la nascita di un ordine sociale, l’uguaglianza, l’abolizione della proprietà privata (la parola d’ordine fu Omnia sunt communia!). Il documento programmatico dei contadini furono il famosi Dodici articoli (1525), da intendersi non come sovversivi ma restauratori dell’ordine perduto.

thomas-muntzer

Thomas Muntzer in una incisione dell’epoca

Lutero fu però durissimo nei loro confronti. Infatti nel suo scritto contro le bande brigantesche e assassine dei contadini (maggio 1525), condannò ferocemente i contadini in quanto ribelli dell’ordine costituito: chi si ribella ha torto davanti a Dio. Si assiste quindi, in Lutero, ad una svolta radicale. Si schierava contro chi invocava la libertà e la Riforma e si alleava ai principi e alla nobiltà. Lutero non si era mai proposto di rivoluzionare l’ordine politico e sociale poiché la libertà del cristiano era solo interiore.

La sconfitta dei contadini fu terribile. Vennero letteralmente fatti a pezzi a Frankenhausen dall’esercito dei principi nel maggio del 1525. Thomas Müntzer fu fatto prigioniero e ucciso per mezzo delle tortura riservata ai ribelli.

Con questo episodio si chiudeva la serie delle rivolte contadine. Il contadino dovette rinunciare alle forme tradizionali di aggregazione e fu tenuto sotto stretto controllo dai proprietari delle terre e dalle autorità ecclesiastiche e politiche.

Lo stesso Friedrich Engels nel XIX secolo fu spinto a raccontare la storia della guerra del ‘500 a causa della ripresa delle lotte contadine nel mondo tedesco, dove la nobiltà terriera, si preparava a prendere il controllo delle moderne industrie di fabbrica.

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