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Le guerre di religione in Francia (1562-1568)

 

Notte di san bartolomeo

Guerre di religione in Francia, 1562-1568

I fatti che ci impegniamo a narrare si svolsero in Francia durante il lungo periodo che va dal 1562 al 1568. La guerra civile che ebbe luogo nel paese transalpino non fu una fatto puramente dottrinale, ma dietro le sue appartenenze religiose, si celarono aspetti fondamentali della politica nazionale e internazionale dell’epoca.

In quel tempo la Francia era uno dei più antichi Stati nazionali. Tuttavia nella seconda metà del ‘500 questo modello di Stato fu costretto ad affrontare una delle sue crisi più drammatiche: quella della divisione religiosa. Tale divisione investì così profondamente il paese, di cui il re si fregiava del titolo di “cristianissimo”, tanto da minarne le stesse fondamenta. Assistiamo quindi a congiure, assassini, stragi e guerre civili: il popolo francese, nella seconda metà del ‘500, sembrava impegnato solo nell’autodistruzione.

Nonostante personaggi illustri come Machiavelli  avessero preso ad esempio la potenza della monarchia francese, e ne avessero studiato gli ordinamenti per arricchire il loro pensiero politico, gli abitanti di essa non si riconoscevano più come membri di una stessa entità statale: la loro identità era fornita dall’appartenenza religiosa (cattolica o protestante).

Per superare questa crisi si dovette distinguere l’appartenenza politica allo stesso Stato, da vincolo religioso che dovette essere confinato nella scelta della coscienza individuale. Ma per arrivare alla tolleranza, si dovette passare per tutti gli stadi dell’intolleranza. Ciò portò ad una nuova via per l’elaborazione di modelli politici atti a tenere sotto controllo le lacerazioni religiose.

Con la morte di Enrico II di Vlois nel 1559, la Francia fu lasciata nelle deboli braccia dei suoi figli (Francesco II, 1559-1560; Carlo IX, 1560-1574; Enrico III, 1574-1589).

Per tutto il tempo in cui tali sovrani si avvicendarono sul trono di Francia, il paese fu governato dalla vedova di Enrico II, Caterina de’ Medici. Il regno fu sconvolto, per oltre un quarantennio, dalle lotte civili che determinarono la rottura del precario equilibrio europeo raggiunto con il famoso Trattato di Cateau-Cambrésis (1559).

La dottrina protestate aveva trovato un terreno fertile nel territorio francese. Anche se la grande maggioranza della popolazione apparteneva ancora al credo cattolico, il Calvinismo si era diffuso largamente soprattutto tra il ceto nobiliare e tra i contadini. I calvinisti francesi, che si chiamarono ugonotti (huguenots, forse dal tedesco Eidgnossen, <<confederati>>), unirono alle istanze di libertà religiosa anche la rivendicazione delle <<libertà feudali>> contro l’assolutismo monarchico. La stessa nobiltà francese si divise in due fazioni: da un lato i Guisa, paladini del Cattolicesimo, dall’altro i Borbone, fautori del Calvinismo; gli uni e gli altri direttamente imparentati con la casa regnante dei Valois. Da ciò si comprende che, oltre allo scontro religioso, si trattò, dunque, di una riscossa feudale e di una lotta intestina, per impadronirsi del potere regio: la stessa Caterina, al fine di conservare il trono ai figli, fu pronta a schierarsi, di volta in volta, con l’una o l’atra parte, nello sforzo illusorio di controllare la situazione esplosiva.

L’episodio più tristemente famoso nell’ambito di queste lotte che insanguinarono, con spietata efferatezza, la Francia per lunghissimi anni, fu il Massacro della notte di San Bartolomeo (23-24 agosto 1572), nel corso del quale circa tremila ugonotti, giunti a Parigi in occasione del matrimonio del loro capo Enrico di Borbone con Margherita di Valois, sorella del re Carlo IX, furono uccisi, pochi giorni dopo le nozze, per ordine dei Guisa, con l’assenso dello stesso re e della regina madre. Lo stesso Enrico di Borbone rischiò di perdere la vita durante l’eccidio.

guerre di religione in francia

Incisione dell’epoca

Da quel momento la lotta, da civile, divenne una competizione internazionale, poiché il pontefice Pio V e Filippo II di Spagna scesero in campo a sostegno del Guisa e della Lega cattolica che si era andata formando, mentre Elisabetta d’Inghilterra e i principi tedeschi protestanti, si dichiararono a favore dei protestanti.

Si ricorse anche all’assassinio politico: per primo venne ucciso Enrico di Guisa, guida della Lega cattolica, poi fu la volta dello stesso Enrico III di Valois. Mancando eredi diretti, il trono finì nelle mani di Enrico di Borbone, capo degli ugonotti. Si vide allora la cattolica Parigi chiudere le porte in faccia al nuovo re, né disporsi ad aprirle finché Enrico non si risolse ad abiurare e ad abbracciare la fede cattolica. Tuttavia Enrico, divenuto ormai con il consenso di tutti Enrico IV, non dimenticò i suoi ex correligionari, e anzi accordò loro attraverso l’Editto di Nantes (1598) libertà di culto e parità di diritti civili rispetto a tutti gli altri Francesi. A garanzia di questo gli ugonotti ottennero, in aggiunta, per otto anni, il possesso di numerose piazzeforti, tra cui la più famosa fu la città de La Rochelle con il suo porto sull’Atlantico. L’editto sancì la coesistenza in uno stesso Stato di più confessioni religiose, ovvero il principio stesso della tolleranza, base della vita civile nel mondo moderno. Bisogna tuttavia sottolineare che tale editto, rispondeva anche a motivazioni di natura economica. «In Inghilterra la regina Elisabetta aveva già cessato si perseguitare per motivi puramente religiosi; ella tollerava i suoi sudditi cattolici purché non minacciassero l’unità del regno e si preoccupava più dell’ordine che della verità, perché considerava l’ordine come la chiave del benessere materiale» [H.J. Laski].

Come in Inghilterra, anche in Francia il partito dei “politici”, contrario alle guerre di religione, faceva sentire la sua voce: lo Stato tendeva a disinteressarsi della fede religiosa dei sudditi e si preoccupava di difendere l’ordine, vale a dire di garantire i diritti rivendicati dai detentori della proprietà.

La pacificazione religiosa aprì in Francia un breve periodo che gli storici tradizionalmente considerano “felice”: rifiorì l’attività commerciale e industriale, i ceti borghesi videro crescere la loro influenza, la vita della Chiesa cattolica fu stimolata e arricchita dalla coesistenza con la fede protestante. La monarchia si consolidò. Fu proprio nel periodo della guerra civile che un magistrato parigino, Jean Bodin, teorizzò in una sua celebre opera (I sei libri della Repubblica, 1576), i principi dello Stato di diritto, e dichiarò la monarchia il più perfetto dei regimi politici, non perché di origine divina, ma perché derivazione dell’intero corpo sociale.

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This entry was posted on April 7, 2015 by in Religione, Storia and tagged , , , , , , , .
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