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Shoah: come si giunse allo sterminio degli Ebrei

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Gli archivi del Terzo Reich e le deposizioni e i racconti dei capi nazisti ci permettono di ricostruire nei particolari lo sviluppo dei piani di aggressione, delle campagne militari e di tutta la gamma dei procedimenti con i quali i nazisti intendevano creare un nuovo ordine mondiale. Soltanto il piano di sterminio degli Ebrei, per quanto riguarda la sua concezione, rimane avvolto nella nebbia. Tuttavia deduzioni e considerazioni psicologiche, racconti di terza o quarta mano, ci permettono di ricostruirne lo sviluppo, anche se con notevole approssimazione.

Per quanto riguarda la concezione propriamente detta del piano di sterminio, i principali responsabili non sono più in vita. Nessun documento è rimasto, né forse è mai esistito: di tanta segretezza i capi del Terzo Reich circondarono il loro crimine maggiore.

Lo sterminio viene disposto in un momento in cui diventa palese che, nonostante le aspettative dei nazisti, il conflitto si sarebbe prolungato a oltranza. Inoltre le speranze di un compromesso con l’Inghilterra erano svanite: i nazisti si giocavano il tutto per tutto. Per tali motivi le energie popolari dovevano essere tese all’estremo, e a questo fine era opportuno trascinare il popolo tedesco in un’impresa tale che non vi fosse più scelta né possibilità di tirarsi indietro. E’ quello che lascia intendere un passo del diario di Goebbels, datato 2 marzo 1943:

«Noi siamo, in particolare, talmente impegnati nel problema ebraico, che ci è ormai impossibile tirarci indietro. Tanto meglio. Un movimento e un popolo che abbiano tagliato i ponti dietro le loro spalle combattono con molta maggiore energia –l’esperienza lo prova –di quelli che hanno ancora la possibilità di una ritirata […]».

Ormai la decisione di eliminare totalmente il giudaismo dall’Europa è presa, il Führer così stabilisce verso la fine del 1940 o agli inizi del ’41 e ne dà comunicazione a Himmler nel momento stesso in cui con più fervore i servizi dell’RSHA (Ufficio centrale per la sicurezza dello Stato) lavorano intorno al progetto di emigrazione totale, di trasferimento in massa degli Ebrei nell’isola del Madagascar. Tali preparativi, proseguiranno ininterrottamente (la loro cessazione non verrà resa nota ufficialmente al ministero degli Esteri che nel febbraio del ’41); infatti molte tappe si dovranno superare prima di giungere allo sterminio totale, anche se ormai esso è decretato.

Si dovevano dapprima risolvere i problemi pratici, di creare procedimenti tecnici la cui realizzazione si dimostrò molto ardua. Inoltre non era facile trasferire dalla vita alla morte 6 milioni di persone selezionate in base ai criteri del tutto arbitrari, negli ambienti, tra le classi sociali, nei paesi più disparati dell’Europa: occorreva creare dal nulla un ‘industria del macello umano, mentre il problema delle deportazioni rendeva doppiamente difficile quello delle eliminazioni vere e proprie. In aggiunta, la necessità di mano d’opera del Reich in guerra, l’utilità economica degli “schiavi ebrei” concorsero talora, e in certe zone, a rallentare il processo, sebbene non abbiano rappresentato un problema decisivo.

Perciò l’attuazione del piano di liquidazione, noto sotto il nome di “soluzione finale”, avvenne per gradi successivi che si possono approssimativamente raggruppare in tre grandi periodi. Le date cruciali sono il giugno 1941, l’aprile 1942 e l’ottobre 1942, ma, in linea generale, il processo si sviluppa in modo continuo tra esperimenti compiuti a caso e assestamenti saltuari. Iniziative individuali, così singolari per il Terzo Reich, vi ebbero una parte importante; la novità dell’impresa, la mancanza di esperienze precedenti, richiesero continue messe a punto.

Fase 1:

Iniziata la guerra contro la Russia, le popolazioni ebraiche dei territori conquistati dalla Germania, vennero sistematicamente eliminate da distaccamenti speciali delle SS: i gruppi d’azione (Einsatzgruppen) che seguono la retroguardia dell’armata. Gli Ebrei vengono trucidati sul posto con una rozza tecnica di fucilazioni e fosse comuni. Tuttavia, per ragioni prettamente economiche, la popolazione ebraica dei centri più importanti viene risparmiata.

Nello stesso momento iniziano i preparativi per estendere le eliminazioni in tutti i territori conquistati dell’Europa (programma di eutanasia). Himmler tiene in mano la direzione generale di tutte le operazioni. Ciò nonostante , sarà il suo rivale Goring, a dare il 30 luglio 1941 a Hyderich l’ordine di «fare tutti i preparativi necessari e di prendere provvedimenti […] richiesti per una soluzione finale del problema ebraico nei territori europei posti sotto l’influenza tedesca». In tal modo il capo dell’RSHA , diviene il commissario per i problemi ebraici nel settore europeo, ma di fatto i poteri di esecuzione si trovano nelle mani di Adolf Eichmann. In questa fase l’espressione soluzione finale va precisandosi. Nel contempo la campagna antisemita va progressivamente intensificandosi. Heyderich autorizza Eichmann a mettere in movimento i primi treni di deportazioni: saranno imminenti eliminazioni.

Fase 2:
Tale processo, iniziato nel 1941, entra a pieno regime nella primavera del 1942. L’entrata in guerra degli Stati Uniti non arresta il processo, ma al contrario, ne accelera i tempi. Nel dicembre 1941, inizia la vera sperimentazione con il campo di sterminio di Chelmno in Polonia.

L’aprile 1942 fu il mese in cui si sferrò l’attacco più intenso. Parecchi campi della morte (Belzec, Treblinka, Sobibor) incominciarono a funzionare in Polonia, uccidendo migliaia di persone al giorno. L’uccisione di Hyderic (27 maggio ’42) diede il via agli olocausti accelerati, come le deportazioni di Varsavia e di Parigi (luglio 1942). Eichmann estende la sua rete di deportazioni in tutta Europa. La Polonia diviene così il centro di smistamento di tutte le deportazioni europee e, nello stesso tempo, diviene il paese in cui avvengono le esecuzioni, dove vengono perfezionate le camere a gas e costruiti i grandi crematori. Ad Auschwitz, Rudolf Hoss, favorito di Hitler, perfeziona i metodi di sterminio: l’ossido di carbonio cede il posto alla Zyklon B, insetticida a base di acido prussico.

Fase 3:

Nell’ottobre del 1943 si ha una nuova accelerazione per ciò che riguarda lo sterminio. Viene comunicato a tutti i servizi diplomatici di “Affrettare al massimo le deportazioni di tutti gli Ebrei d’Europa”. Anche Hitler dà a Himmler l’ordine di far accelerare il programma di sterminio con estrema energia e domanda un rapporto statistico sullo svolgimento progressivo dell’azione; potrà avere la soddisfazione di sapere che «il numero degli Ebrei in Europa si è ridotto di circa la metà dal 1933».

Da questo momento in poi nulla influirà sul ritmo progressivo del genocidio, tranne fattori puramente tecnici: come il personale messo a disposizione di Eichmann o la disponibilità di materiale rotabile. A ciò si deve aggiungere l’opposizione più o meno larvata, più o meno inerte, delle popolazioni europee. Tale opposizione non mancò neanche nella stessa Germania. Questo impose ai nazisti una tecnica accuratamente segreta, cosa che complicava notevolmente la campagna di sterminio. Quest’ultimi poterono compiere pubbliche carneficine nella Russia messa a ferro e fuoco; in Polonia dovettero, tuttavia, agire in segreto; altrove non si misero neppure all’opera. Per questi motivi, alcune centinaia di migliaia Ebrei poterono sopravvivere sotto altre spoglie, nascosti o semplicemente dimenticati, e resistere sino all’arrivo degli eserciti liberatori.

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