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Conquistadores: l’oro, il sangue, gli inganni

Conquistadores

Conquistadores: l’oro, il sangue, gli inganni

Le loro imprese ebbero per campo il continente americano. Fu la dura e crudele epopea di un pugno di uomini, assetati di ricchezze ma timorosi di perdere la loro anima, convinti di combattere per la propria fortuna e per il trionfo della fede.

I due personaggi più famosi furono due spagnoli: Hernan Cortés e Francisco Pizarro.

Nel secondo decennio del Cinquecento ci fu un’estensione delle esplorazioni e delle conquiste da parte della Spagna che andarono dal golfo del Darien fino al Messico. Cortés fu inviato dal governatore di Cuba a esplorare il Messico. Dopo aver imposto la sua volontà al corpo di spedizione, e affondata la flotta per impedirne il ritorno, iniziò una lunga marcia verso l’interno. Così dopo aver prima combattuto e poi fatto suoi alleati i Toltechi di Tlascla, si diresse verso la capitale dell’impero azteco. Fu il primo a godere l’incredibile spettacolo della città di Tenochitlán (1519): l’opinione pubblica europea venne così a conoscere l’esistenza di grandi civiltà capaci di complesse organizzazioni politiche e strutture urbane di straordinari monumenti civili e religiosi.

Cortés poteva contare su alcuni vantaggi: le armi da fuoco, i cavalli; ma anche sulle notizie che li avevano preceduti e sulle profezie che annunciavano agli Aztechi il ritorno del grande dio piumato Quetzalcoátl e la rovina del loro impero. Soprattutto, poterono contare sulla debolezza di un impero percorso da profonde divisioni, ancora insufficientemente coeso, con popolazioni come quella dei Toltechi che aspiravano a rovesciare il dominio azteco.

Contando sul vantaggio della sorpresa e si quel che aveva imparato sulla struttura dell’impero dalla “Malinche”, una donna della nobiltà tolteca che lo seguì, Cortés, che era stato ricevuto con grandi onori, fece prigioniero l’imperatore Montecuhzoma suo ospite e lo costrinse a un atto di sottomissione al re di Spagna.

La città si ribellò: furono più di due mesi di lotta durissima, ma alla fine gli spagnoli ebbero la meglio. Una strage feroce completò l’opera.

Nominato successivamente governatore dello Stato conquistato, che venne chiamato Nuova Spagna, svolse ancora un’impresa importante con la scoperta della penisola e del golfo della California (1535). Inoltre le sue «relazioni» inviate all’imperatore Carlo V rivelarono all’Europa le straordinarie ricchezze delle civiltà americane e stimolarono l’invio di nuove spedizioni. Cominciò anche su larga scala l’opera dei missionari, richiesti da Cortés, per cancellare le religioni locali, dipinte coi più foschi colori soprattutto per la pratica dei sacrifici umani.

L’oro e le grandi ricchezze diedero la spinta alla conquista anche ad altri conquistatori come Francisco Pizarro. Lo spagnolo si mosse alla volta dell’impero degli Incas in Perù. Anche questo impero, come quello azteco, era diviso da conflitti interni.  Fondato da Manco Capac intorno al 1000, l’impero aveva come capitale Cuzco sull’altipiano andino, dove era anche il Tempio del Sole, il centro religioso più importante. Estendendosi a scapito delle popolazioni vicine, era arrivato a comprendere anche il Cile. L’impero era caratterizzato da un sistema stradale efficiente, un’organizzazione fiscale che teneva conto dell’andamento dello Stato (anche in assenza di scrittura), un’articolata rete di acquedotti e di canali d’irrigazione che consentiva sui campi a terrazza dell’arido altipiano andino colture del mai, del tabacco, della patata. La fatica del lavoro a grandi altezze era temperata dall’uso di masticare le foglie di coca.

L’impero era governato dall’Inca (titolo attribuito all’imperatore e, per estensione, anche al suo popolo) Atahualpa, che era anche il centro del culto religioso e il vertice di una casta sacerdotale depositaria di conoscenze astronomiche e idrauliche assai complesse.

Contro di lui tramava, però, suo fratello Huascar, con il quale si alleò Pizarro: attirato in un’imboscata, Atahualpa venne rapito e, come riscatto, vennero chieste enormi quantità di oro. Tuttavia Pizarro lo uccise (1531).

La conquista venne completata ma, Pizarro, dovette scontrarsi con il suo compagno di ventura Diego de Almagro, il quale aveva iniziato la penetrazione in Cile. Anche quest’ultimo cadde per mano del conquistadores, anche se venne a sua volta ucciso dal figlio di Almagro.

I conquistatori distrussero ogni traccia dell’antica cultura: oggetti d’oro e d’argento vennero fusi e furono depredate le mummie dei re del tempio del sole a Cuzco. Ma fu soprattutto la scoperta delle miniere di metalli preziosi ad accendere la cupidigia dei conquistatori. La popolazione fu costretta a lavorare senza limiti nelle miniere d’oro e d’argento: i galeoni spagnoli rovesciarono sull’Europa una massa crescente di metalli preziosi, con conseguenze devastanti sul piano monetario ed economico. Intanto la popolazione peruviana moriva come mosche per effetto di uno sfruttamento senza limiti.

Un discendente della famiglia regnante, Tupac Amaru, guidò un tentativo di ricostituzione dell’antico impero che scelse come sede principale l’imprendibile città di Machu Picchu: l’assedio degli spagnoli ne ebbe ragione solo a gran fatica. Tupac Amaru venne fatto prigioniero e poi ucciso (1571). Ma il suo nome rimase nella tradizione latino-americana come simbolo della volontà di rivolta. La popolazione «quechua» (cosiddetta dalla lingua che parla) sull’altipiano andino è l’erede attuale degli Incas

La conquista fu completata con la costruzione della città di Lima e con la nomina di un viceré (1543).  Il vicereame fu chiamato della Nuova Castiglia, cancellando i tratti delle culture e dei poteri locali.

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