La Scimmia Urlatrice

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L’uomo e i suoi mille modi di abitare e domare l’ambiente

L’UOMO ed i suoi mille modi di abitare e domare l’ambiente.
Poco tempo fa la rete televisiva di Teheran “Press-Tv” rese noto che nell’Iran occidentale e’ stato scoperto il “piu’ antico villaggio del Medio Oriente e uno dei più antichi del mondo in assoluto, che risale “almeno al 9800 a.C.”. Il direttore del Centro per le Ricerche archeologiche dell’Iran, Hassan Fazeli ha spiegato che i reperti inducono a pensare che esso sia stato abitato fino al 7400 a.C.”. Il sito non sarebbe molto distante da Chehrabad, vicino a Zinjan, il luogo dove sono state rinvenute le celebri Mummie di sale.
Si potrebbe desumere da quanto detto che il territorio comprendente l’odierno Iran sia stato il piu’ importante centro mediorientale nel Neolitico, grazie anche alla particolare posizione geografica che da sempre lo ha designato come cerniera tra occidente ed oriente.
La parola Neolitico viene da due termini greci: neo che significa nuovo e líthos che significa pietra. Il Neolitico è l’età della pietra nuova o età della pietra levigata. Questo nome deriva dal fatto che l’uomo, in questo periodo, imparò a lavorare la pietra e a renderla liscia, levigata.

Mentre l’uomo del Paleolitico viveva nelle caverne e nelle capanne. Queste ultime erano fatte con pali, paglia, fango e pelli di animali, come i Boscimani/San del Sudafrica e della Namibia.

villaggio

villaggio San in Namibia.

Nel Neolitico l’uomo iniziò a costruire le prime case, comparirono i primi elementi architettonici riconosciuti universalmente, travi di legno ne formavano la struttura, mentre i mattoni erano realizzati con argilla e paglia mescolati tra loro e lasciati seccare al sole dentro delle forme di legno. Queste prime case erano formate da un’unica grande stanza centrale dove in un angolo si trovava il focolare.
Diversi erano i villaggi su palafitte, in Europa prevalentemente attribuiti alla cultura terramare, costruiti in zone dove l’acqua rappresentava un ostacolo naturale rispetto ad eventuali attacchi. Le palafitte erano capanne costruite su dei lunghi pali conficcati sul fondo di un lago o di una palude. Esse erano collegate alla terraferma mediante delle passerelle che, durante la notte, venivano ritirate.

ricostruzione

ricostruzione di una palafitta terramare sul Lago di Ledro

È molto difficile, se non praticamente impossibile, stabilire quali siano le più antiche città nate sul nostro pianeta. Molte si devono considerare solo insediamenti poi abbandonati, altre non hanno le caratteristiche di vere e proprie città, altre ancora sono di datazione incerta e presentano diverse stratificazioni non sempre definibili come “città”.
Catal Huyuk in Turchia, inserito nel 2012 nella lista del Patrimonio dell’umanità, è considerata la testimonianza più antica della transizione dai villaggi, alla città. Il sito occupa una superficie di 13,5 ettari, dei quali solo un 5% è stato indagato con scavi archeologici, conserva 18 livelli di insediamenti neolitici, risalenti ad un periodo fra il 7.400 ed il 6.200 a.C.: presenza di dipinti murali, sculture e figure simboliche, rilievi, raffigurazioni di divinità femminili, legate al culto domestico della fertilità e della generazione. La città era stata costruita con mattoni d’argilla misti a paglia e messi a seccare al sole entro forme di legno, erano pertanto tutti della stessa misura e già durante la prima costruzione, erano stati sovrapposti sfalsati. La struttura portante della casa però non era costituita dai muri di mattoni, bensì dalle travi di legno con struttura reticolare, perciò i mattoni servivano solo come riempitivo per i muri divisori. Il legno per le travi proveniva probabilmente dalle zone ricche di boschi del Tauro e la stessa tecnica di costruzione è stata osservata a Creta, nel palazzo di Cnosso e nel palazzo di Nestore del Peloponneso.
La città non aveva strade, ma era un insieme di celle-monolocali a nido d’ape, addossate l’una all’altra, per cui si sorreggevano tra di loro, con un unico accesso dall’alto, tramite una scala, tipo pueblos indiano, il tutto con la finalità di difendere la città, rendendola inaccessibile agli estranei. Le pareti erano imbiancate regolarmente con intonaco, rinnovato frequentemente. E’ stato possibile contare il numero dei singoli strati, in alcuni casi fino a centoventi, risalendo così alla storia della città.

riproduzione

riproduzione di una casa tipo a Catal Huyuk

I cittadini di Catal Huyuk vivevano in questi vasti monolocali, che servivano da cucina, soggiorno, camera da letto, tutto secondo uno schema ben preciso, con la cucina leggermente sopraelevata e con un focolare incassato nella parete, per cui il fumo fuoriusciva dall’unica apertura in alto, che fungeva quindi da porta d’ingresso e da sfiatatoio. Sulle pareti erano costruite delle piattaforme che servivano per sedere, mangiare, lavorare e per dormire ed in ogni abitazione poi era presente un altare. Sull’intonaco bianco delle pareti non mancavano degli affreschi policromi che rappresentavano paesaggi locali.

riproduzione pittura

riproduzione di una pittura a Catal Huyuk, probabilmente trattasi di una eruzione vulcanica.

La donna dormiva sul letto più grande, assieme ai bambini più piccoli, l’uomo giaceva sul letto più piccolo e le rimanenti spalliere erano riservate ai figli adulti. E’ stato calcolato che ogni famiglia aveva una media di sei figli, ma, data la mortalità infantile molto elevata, la maggior parte degli uomini e delle donne morivano a meno di quarant’anni. Anche se questo importantissimo agglomerato urbano aveva un popolazione considerevole, fra i 5000 e i 10000 abitanti, secondo il prof. Douglas Baird non basta a definirlo una vera e propria città, essa viene considerata dalla maggior parte degli archeologi come un grande villaggio. Grandi insediamenti del 5500 a.C. e del 2750 a.C. sono stati trovati in Romania e Ucraina, ma anche questi sarebbero più delle proto-città senza peculiari caratteristiche di urbanizzazione. Altri siti antichi, invece, hanno sperimentato l’urbanizzazione solo millenni dopo: Gerico, per esempio, venne abitata a partire dal 9000 a.C., ma le mura vennero costruite successivamente e non è detto che ciò sia una prova dell’urbanizzazione.
Ma Torniamo in Turchia a Gobekli Tepe, presso il confine con la Siria, sito archeologico con un’estensione di circa 500 mq a circa 18 km a nordest dalla città di Şanlıurfa, nel quale è stato rinvenuto il più antico esempio di tempio in pietra, risalente al 9600 a.C. sta sconvolgendo tutte le certezze sulle origini del modello della civiltà stanziale. La sua erezione dovette interessare centinaia di uomini nell’arco di tre o cinque secoli ed è qui, secondo Klaus Schmidt,che l’uomo iniziò a coltivare le prime sementi per nutrire i costruttori del particolarissimo tempio. Ian Hodder, della Stanford University, incalza il prof. Klaus Schmidt affermando che questa importantissima area archeologica cambia completamente le carte in tavola, sconvolgendo tutte le teorie sulla “rivoluzione del Neolitico” le quali sostengono che tra 10 e 12 mila anni fa agricoltori ed allevatori iniziarono a creare villaggi, città, lavori specializzati, scrittura. seguendo questa falsa linea possiamo convenire con i due studiosi che sostengono che la religione sia apparsa prima della vita civilizzata ed organizzata in centri urbani, ponendosi a questo punto come un vero e proprio motore primario per la creazione delle prime città. Questo episodio dunque racchiude in se uno dei primi se non il primo esempio di stanzialità. Resta ancora da capire perchè intorno all’8000 a.C. il sito venne deliberatamente abbandonato e volontariamente seppellito con terra portata dall’uomo.

pilastro

pilastro con altorilievo zoomorfo

Come sempre la mezza luna fertile ci riserva mille spunti e occasioni per studiare le nostre radici. L’occasione che certi siti archeologici rappresentano per osservare da un punto di vista diverso il nostro modo di vivere odierno è imperdibile. I tesori del passato hanno subito ogni ingiuria, ma fino ad ora hanno trovato riparo sotto terra protetti dalla madre terra, che le ha protette da guerre ed ignoranza. Quale sarà il futuro di queste finestre aperte sul passato in una zona instabile come il Medio Oriente?
[FC]



http://www.gobeklitepe.info
http://www.palafitteledro.it

Bibliografia:
JACQUES CAUVIN, Nascita delle divinità e nascita dell’agricoltura, Jaca Book, 2010
ANDREA DE PASCALE, Anatolia. Le origini, Oltre Edizioni, 2012
KLAUS SCHMIDT, Costruirono i primi templi (traduzione di Umberto Tecchiati), Oltre edizioni, 2011
TOM KNOX, Il segreto della Genesi, edizione italiana Longanesi & C., 2009

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