La Scimmia Urlatrice

Io urlo, tu leggi!

Uomini e topi: la peste nera (1347-1351)

La Peste Nera

Uomini e Topi: La peste nera (1347-1351)

         Tra il 1347 ed il 1351 un flagello si abbatté sull’Europa: la peste nera. Le persone si ammalavano e morivano in tempi brevissimi. L’idea della scomparsa del genere umano, fu in quel tempo un timore concreto.  Nel breve spazio di qualche ora chi era vivo non c’era più; bastavano pochi giorni perché i vivi che affollavano strade e mercati si affollassero in cataste di morti che nessuno riusciva più a seppellire. Ma la cosa che più terrorizzava era che la falce sterminatrice veniva mossa da una forza nascosta e sconosciuta: il pericolo proveniva da una natura ostile, misteriosa, dietro la quale si vedeva soltanto la mano di Dio.
Per fortuna oggi sappiamo le cause di questa catastrofe. Ci furono cause naturali (i ratti, il bacillo della peste) e cause socioeconomiche della virulenza dell’infezione: sono le conoscenze accumulate dopo il 1348. Ma allora gli esseri umani non avevano nessuna nozione delle cause scatenanti.
Tuttavia alcuni precedenti c’erano stati: un’epidemia di simile portata era avvenuta nel periodo della scomparsa dell’Impero romano d’Occidente e della crisi di quello d’Oriente. Iniziata in Africa nel 541, aveva colpito il mondo mediterraneo percorrendo i tragitti delle navi bizantine, risalendo poi l’Europa continentale, estinguendosi solamente nell’VIII secolo.
Ma flagello era ben noto grazie alla Bibbia, come strumento di punizione di Dio. E proprio a Dio ci si rivolse per cercare aiuto: Papa Clemente VII indisse un pellegrinaggio straordinario a Roma nel 1348. E in tutte le città si moltiplicarono le preghiere collettivi, le processioni e gli atti di espiazione per i peccati che avevano condotto alla collera divina. Tuttavia questi mezzi erano uno strumento efficacissimo per la propagazione del contagio.
Ma chi portava la morte? Oggi sappiamo che fu un organismo minuscolo, invisibile. Un germe che si trova nel sangue dei ratti neri, diffuso dal morso delle pulci. La pulce parassita, la Xenopsilla cheopis, assorbe il sangue del ratto con il germe della peste e lo trasmette agli esseri umani. Il suo habitat ideale era in Asia, ai piedi dell’Himalaya, e in Africa. Esso si diffondeva coi ratti neri, seguendo i loro movimenti, nella “guerra” tra ratti neri e ratti grigi: una guerra tra specie a cui si aggiunse il dinamismo della specie umana che diede al germe una nuova e più distruttiva forza, che mise in pericolo la presenza degli uomini in Europa (e non solo).
È possibile seguire il percorso dell’epidemia grazie agli innumerevoli scritti dei cronisti del tempo, ma è molto difficile indagare la parte del viaggio che condusse il germe dall’Asia all’Europa. È quindi d’obbligo fare delle ipotesi: gli spostamenti dei Mongoli sono stati decisivi. Tuttavia anche l’intensificarsi degli scambi commerciali europei con l’Asia contribuirono a ciò.
L’epidemia si annuncia a Astrakhan nel 1346. Nel 1347, sulle coste del Mar Nero, avviene il passaggio fondamentale che porterà la peste in Europa: il Khan mongolo Djanisberg assedia la base commerciale genovese di Kaffa e, per accelerarne la sua conquista, fa gettare i corpi degli uomini infetti al di là delle mura. Le navi genovesi che riescono a salvarsi dall’assedio, sulle quali è presente il germe, faranno approdare l’epidemia in Europa.
Le vie commerciali si trasformano in canali di diffusione della morte. Ecco le tappe del contagio: Messina, ottobre 1347; Marsiglia, Genova, Spalato, fine 1347; Ragusa, Venezia, inizio 1348; Bordeaux e costa atlantica, agosto 1348. Da Calais, il germe arriva a Londra e dilaga in Inghilterra e Irlanda, tocca le Fiandre, Brema e la Danimarca. Da Venezia, si ripercuote da un lato verso la pianura padana, dall’altro verso l’Europa centrale. Da Genova raggiunge la Toscana e la valle del Reno. Nel 1350, è in Scandinavia, in Polonia e in Russia.
Da ciò si capisce che i topi non avrebbero mai superato i deserti e le steppe dell’Asia centrale per spingersi verso l’Europa; e sicuramente non avrebbero mai traversato il Mediterraneo; ma furono gli stessi uomini a offrire i veicoli di trasmissione. La ripresa dei traffici commerciali sulle vie dell’Asia centrale, l’intenso movimento di navi tra i porti dell’Asia Minore, Costantinopoli, Venezia Genova e le città atlantiche, furono nello stesso tempo motivo di arricchimento e di incremento demografico e anche l’involontario veicolo di morte collettiva.
L’assenza di igiene, l’abitudine a tenersi addosso giorno e notte lo stesso abito, la mancanza di cognizioni sui pericoli delle epidemie contribuirono a rendere rapido e devastante il contagio. Inoltre le vie commerciali europee, che diedero una spinta positiva alla vita economica e sociale, furono le stesse su cui viaggiava il nemico invisibile. Nel corso della storia moderna e contemporanea si incontreranno altri casi simili a questo. L’unificazione tendenziale del mondo, l’uscita delle varie culture umane dai loro limiti geografici, hanno prodotto sicuramente effetti positivi; ma spesso hanno causato anche incontri imprevisti con le capacità distruttive di nemici invisibili e sconosciuti. L’esperienza della peste nera in Europa fu in questo senso simile a quella che dovevano fare le popolazioni americane dopo la scoperta di Colombo, con la diffusione del vaiolo.
La società europea del Trecento fu colpita in maniera durissima ma non fu distrutta. Secondo alcune stime perse circa un terzo della sua popolazione e fu costretta a un riassetto complessivo della sua organizzazione sociale. Tale esperienza fu terribile e lasciò cicatrici profonde: il mondo dell’arte ne conservò cupe memorie. Nella pittura del XIV secolo, i teneri colori dei paesaggi agresti e delle dolci contrade cittadine dipinte da Giotto lasciarono il posto ai «trionfi della morte» e alle scene terribili dei Giudizi finali di Dio, con masse umane incalzate dalla falce della morte.
I sintomi erano rapidi e devastanti: si era vivi e apparentemente sani poco prima di morire, poi l’improvvisa comparsa di bubboni neri che dettero il nome all’epidemia (la Morte nera) e l’esito finale. La diffusione avveniva per contagio. Ma ciò lo si scoprì solo in seguito. In un primo momento si seguirono le teorie mediche di Ippocrate e Galeno, diffuse in Europa dai filosofi arabi come Avicenna. Si credeva che la causa scatenante fosse l’aria corrotta, calda e umida, che alterava gli umori del corpo umano penetrandovi attraverso i pori. Un’altra causa, secondo i medici del tempo, era la posizione dei corpi celesti che, attraverso la loro influenza facevano salire i miasmi e la putrefazione della terra in superficie determinando le epidemie.
Per purificare l’aria si bruciavano legni ed essenze aromatiche e si portavano addosso sostanze odorifere (acqua di rose) e medicamentose (aceto). Salasso e purga erano gli interventi immediati e generalmente usati per modificare gli umori del corpo. Un medico di Padova in quegli anni consigliò di eliminare gli accumuli di sporcizia e le acque stagnanti, visti come causa della putrefazione. Invece il medico del papa ad Avignone individuò la causa nella congiunzione di Giove, Marte e Saturno sotto il segno dell’Acquario. Ma era chiaro per tutti che bisognava evitare i contatti da chi veniva da paesi colpiti dalla peste: un meccanismo complicato di lasciapassare e di attestati (fedi di sanità) fu necessario per gli spostamenti.
La vita economica, quella militare e quella religiosa, cioè i commerci, i pellegrinaggi e le guerre, furono moltiplicatori degli effetti. In aggiunta, tali effetti furono devastanti perché trovarono organismi umani debilitati, masse denutrite e senza difese. Il fatto è che la crescita della popolazione dopo il Mille aveva tenuto un ritmo assai superiore della crescita delle risorse alimentari: le tecniche produttive non erano state all’altezza delle necessità.
L’Europa dopo l’epidemia pestilenziale non era più la stessa. Si spezzò quel mondo statico e tradizionale basato sulla sussistenza che era esistito prima della peste. Proprio per tali motivi molti storici vedono in questo avvenimento la nascita di una società nuova: la società moderna.
[SF]
Advertisements

2 comments on “Uomini e topi: la peste nera (1347-1351)

  1. Andreas Marangoni
    September 20, 2014

    Ciao! Molto interessante e ricco il vostro blog. Si vede l’alta qualità e capacità di suscitare interesse. Complimenti! A presto… Ciao

    • scimmiaurlatrice
      September 20, 2014

      Ti ringrazio a nome di tutto lo staff! Commenti come questo ci spronano a impegnarci ancora di più! Grazie e se puoi seguici anche su Facebook! [Stefano Folcarelli]

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: