La Scimmia Urlatrice

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[Storia]Uno Sguardo al Passato: La Crisi del ’29 e le sue conseguenze

Crisi del 29

In un momento così difficile per il “sistema Europa”, o meglio sistema Occidentale, sembra utile volgere il nostro sguardo indietro nel tempo per tentare di scorgere motivi e conseguenze di quella che è stata la prima delle grandi crisi economiche a livello globale: spesso il passato è fonte di insegnamento.

A partire dal 1929 l’equilibrio del sistema mondiale ed europeo fu scosso da una crisi senza precedenti nella storia del mondo capitalistico. Questa grande depressione, partendo dagli Stati Uniti, andò ad interessare tutti i paesi del mondo evidenziando come ormai l’America del Nord avesse assunto il ruolo di centro dell’economia internazionale. Gli storici discutono ancora se la depressione sia il frutto di speculazioni avventate o di una crisi di sovrapproduzione: se da un lato è vero che vi furono numerose speculazioni che portarono a tracolli di banche e borse, è anche vero che la capacità dell’industria mondiale si rivelò superiore alla possibilità di consumo delle masse lavoratrici. La crisi esplose con il famoso crollo della Borsa di New York del cosiddetto «giovedì nero», il 24 ottobre 1929. Il caos della Borsa si riflesse sul sistema bancario che aveva alimentato la speculazione con i crediti e che in quel momento non riusciva a far fronte alla richiesta del ritiro dei depositi. Accanto ai fallimenti bancari crollavano gli indici di produzione industriale, gli indici dei salari, i prezzi agricoli, ed aumentava alle stelle il numero dei disoccupati (oltre 12 milioni nel 1933). La crisi americana significò altresì la contrazione del commercio mondiale perché gli Stati Uniti erano diventati la principale potenza importatrice ed esportatrice. Inoltre era la principale fornitrice di capitali, ed il ritiro dal mercato dei crediti statunitensi per creare mezzi di pagamento liquidi, misero in crisi quei paesi che per la ricostruzione nel dopoguerra avevano fatto affidamento sui prestiti americani come ad esempio la Germania e l’Austria. Ma proprio quest’ultimi furono i paesi più gravemente colpiti dalla crisi: oltre al dilagare della disoccupazione, della proletarizzazione della classe media e del crollo della produzione agricola e industriale, la depressione favorì sul piano politico l’ascesa del partito nazional-socialista di Adolf Hitler. Altri paesi furono colpiti con ritardo dalla crisi e riuscirono in questo modo a limitarne gli effetti. Resistette l’Inghilterra che, nonostante un forte calo dell’occupazione e della produzione, sganciandosi dal Gold Standard nel 1931 ( Sistema monetario di cambi fissi determinati dalla parità di ciascuna moneta rispetto all’oro) poté realizzare una svalutazione della sterlina e contenere gli effetti più duri della depressione. Ancora meno fu sentita la crisi in Francia dove le punte più alte della crisi si fecero sentire soltanto nel 1935. Qui, come lo stesso accadde in Italia, si perseguì una politica di deflazione, cioè di riduzione della spesa pubblica e dei consumi.  Il mondo ne uscì profondamente colpito, e se in America si inaugurò un periodo di politica di intervento pubblico nel campo economico, l’Europa vide la chiusura dei mercati e delle frontiere e il rafforzamento di regimi di stampo fascista. Ciò portò ad una politica di riarmo come antidoto alla disoccupazione e alla depressione industriale, causando tuttavia, nuove tensioni internazionali: uno dei vari motivi che generarono il secondo conflitto mondiale.

[SF]

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