La Scimmia Urlatrice

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I Movimenti Eretici del XII Secolo

Movimenti Eretici

 

È interessante osservare i movimenti di riforma, considerati veri e propri movimenti eretici ben prima della Riforma luterana, che investirono l’Europa nel XII secolo.  Il loro successo può essere attribuito al forte disagio in cui versava la Chiesa romana e al suo difficile rapporto con le resistenze comunali. Infatti i Comuni erano impegnati sia a mantenere le loro autonomie nei confronti delle ingerenze politiche ecclesiastiche, sia a tollerare alcune tendenze religiose condannate dalla Chiesa: ciò comportò censure, scomuniche e interdetti.

Fu papa Onorio III a indicare Brescia come «sede dell’eresia»; Milano era giudicata come «fossa piena di eretici»; Genova venne colpita dall’interdetto perché la città non volle applicare alcune indicazioni volte alla persecuzione degli eretici. Proprio la maggior libertà delle istituzioni comunali favorì un certo dibattito e un certa ricerca anche in campo teologico.

Inoltre l’organizzazione della Chiesa era tradizionalmente fondata sui grandi monasteri e perciò si era preoccupata soprattutto della mentalità e delle esigenze delle popolazioni rurali, mentre i vescovi, rappresentanti ecclesiastici cittadini, si erano addentrati nel terreno delle lotte politiche. E proprio il movimento cluniacense, un movimento di riforma religiosa contro la compravendita di cariche religiose e di forte riaffermazione del celibato ecclesiastico, aveva messo in evidenza le storture del clero cittadino. Tuttavia anche nelle campagne non c’era motivo di rallegrarsi: il basso clero spesso era ignorante e sottomesso ai padroni laici e, quindi, non era in grado di svolgere il suo compito. Inoltre gli Ordini religiosi erano chiamati a gestire enormi patrimoni terrieri e trasformandoli alla stregua di grandi signori feudali

La Chiesa era quindi chiamata a risolvere innumerevoli problemi legati alla dottrina, alla morale e ai fondamenti religiosi. E proprio in questa situazione di crisi, vennero a diffondersi innumerevoli movimenti ereticali. Il più importante fu quello dei Catari (dal greco kataros, puro). Professava principi che erano estranei alla religione cristiana e che rimandavano a dottrine antiche (IV – V secolo), che già allora la Chiesa aveva dovuto combattere. La sua dottrina era influenzata dal manicheismo, cioè la visione della vita come una lotta tra due principi inconciliabili: il bene e il male.  Gli stessi Catari consideravano il mondo terreno, e tutte le creazioni dell’uomo, ed in primo luogo la Chiesa, come opere del male, contro cui bisognava assumere un atteggiamento di antitesi totale. Giungevano addirittura al rifiuto del matrimonio affinché non concepissero figli, e a giustificare l’annullamento del corpo mediante il suicidio. Ma soprattutto erano contrari alla Chiesa, alla sua ricchezza, al suo potere politico, alla sua organizzazione, che ritenevano finalizzate al male.

La dottrina catara si diffuse soprattutto al Nord Italia, in Provenza e in Linguadoca in maniera trasversale, facendo proseliti tra tutte le classi sociali e specialmente tra contadini e operai. Sotto un certo punto di vista il catarismo aveva un carattere di rivolta sociale, ma il suo rifiuto dell’ordine esistente, non era diretta in particolare contro una classe sociale o un’istituzione: coinvolgeva tutta la società e i principi su cui essa si reggeva.

Il catarismo fu un movimento ben organizzato, che costituì una sua Chiesa, una sua gerarchia, basata sulla distinzione tra «perfetti», che seguivano in maniera rigorosa i precetti della loro religione, e i «credenti». Una delle pratiche più singolari era il digiuno volontario sino alla morte (endura). Essa era basata sulla convinzione che, per raggiungere la salvezza, era necessaria la sofferenza corporale.

Il centro organizzativo cataro fu la Francia meridionale, e più precisamente ad Albi, grazie al sostegno del conte di Tolosa Raimondo V. La Chiesa tentò ripetutamente di riconvertire quelle zona, ma non ebbe successo. Quando nel 1208 un legato pontificio, Pietro di Castelnau, fu assassinato da un ufficiale del conte di Tolosa, papa Innocenzo III, decise di organizzare una vera e propria crociata contro gli Albigesi. Quella regione venne messa a ferro e fuoco, sterminando indiscriminatamente decine di migliaia di abitanti. La crociata durò a lungo sino a che Amaury di Montfort non chiese l’intervento del re di Francia. Nel 1229 la crociata si concluse.

Ma quello dei Catari non fu l’unico movimento che venne sviluppandosi fuori dalla Chiesa. Altri si organizzarono intorno ai principi di un ritorno al cristianesimo delle origini e ad una vita religiosa più autentica, al rifiuto dell’organizzazione della Chiesa e alla rivendicazione dell’eguaglianza tra i fedeli. Questi motivi furono approfonditi dal gruppo dei Poveri di Lione, che sorsero, sempre in Francia, alla fine del XII secolo. Punto di riferimento fu un mercante di Lione, Pietro Valdo, che offrì tutti i suoi beni ai poveri e si diede alla predicazione della povertà evangelica con un gruppo di suoi compagni, introno al 1170. Poiché non riconoscevano la gerarchia ecclesiastica, i Valdesi vennero condannati come eretici nel 1180. Tuttavia le loro idee si diffusero nelle regioni alpine, nel Delfinato, nella Provenza. Anche in Italia si formarono gruppi d’ispirazione valdese, soprattutto in Piemonte e in Lombardia. I Poveri Lombardi, tennero un convegno a Brescia nel 1218, dove venne affermata la non validità dei riti cattolici, il rifiuto del culto delle immagini e dei santi, il rifiuto del Purgatorio e delle indulgenze. Inoltre si sostenne il diritto alla lettura e all’interpretazione individuale dei testi sacri. Ciò significa che i Valdesi non miravano solamente ad una riforma morale e del costume, ma proponevano un ripensamento della dottrina cristiana e dell’interpretazione che ne aveva dato il cattolicesimo, anticipando idee e concetti che Lutero avrebbe sviluppato e approfondito all’inizio del XVI secolo.

[SF]

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This entry was posted on July 23, 2014 by in Storia.
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