La Scimmia Urlatrice

Io urlo, tu leggi!

Le Follie di Vlad III Tepes

Vlad III Tepes Dracula La singolare storia di Vlad III Tepes (1431- 1467), membro della Casata dei Draculesti, si inserisce  nel contesto della conquista ottomana dell’Europa Orientale. Figlio di Vlad II Dracul, membro dell’ordine cavalleresco del Drago, creato da Sigismondo d’Ungheria nel 1408 per proteggere i cristiani dell’Europa orientale, fu per tre volte voivoda (principe) della Valacchia. Convertitosi alla fede musulmana (1444) e poi nuovamente a quella cristiana, combatté le armate di Maometto II che nel 1453 era riuscito a conquistare Costantinopoli, mettendo fine al millenario Impero romano d’Oriente. Terribile fu la fama del principe della Valacchia, Vlad detto anche «Dracul» cioè il diavolo. Le storie che si raccontarono sul suo conto si diffusero in tutta Europa con le relazioni di prigionieri fuggiti o riscattati e con l’aiuto di un nuovo mezzo di comunicazione visiva, cioè le incisioni a stampa. «I suo spettacolo prediletto era il supplizio del palo ed egli mangiava di preferenza con la sua corte circondato da una fitta schiera di Turchi impalati, che rantolando rendevano l’anima. Ai prigionieri faceva staccare la pelle dai piedi, frizionare le ferite con sale e poi le faceva leccare da capre per moltiplicare i tormenti della morte. Ad alcuni messi del sultano che ricusarono di salutarlo a capo scoperto a capo scoperto, fu inchiodato il turbante sulla testa con tre chiodi affinché stesse meglio a posto secondo il costume dei padri. Tutti i mendicanti del paese, sia che essi chiedessero l’elemosina per pigrizia o per miseria, furono da lui invitati un giorno ad un grande banchetto. Dopo averli abbondantemente trattati con cibi e vino, fece appiccare il fuoco nella sala da pranzo e morire arsi tutti. Alle madri faceva infilzare le teste dei loro lattanti nei seni recisi. I figli erano da lui costretti a cibarsi delle loro madri arrostite. Ideò particolari attrezzi per tagliare gli uomini a pezzi come erba, arrostirli e farli bollire in caldaie […]. Quando una volta, in caldo giorno d’estate, Vlad incontrò un rispettabile uomo che, vedendolo passeggiare tra gli impalati, gli chiese come potesse sopportare quel puzzo, lo fece subito impalare su un palo molto più alto affinché fosse in posizione più elevata al di sopra del puzzo. La sua più gran festa erano le esecuzioni di massa. Quattrocento giovani della Transilvania e dell’Ungheria, che erano stati mandati in Valacchia a impararvi la lingua, furono bruciati insieme, seicento commercianti del Bruzeland furono impalati sulla piazza del mercato, cinquecento magistrati e nobili della Valacchia furono impalati col pretesto che non sapevano dare informazioni statistiche sufficienti sugli abitanti. Ma tutto ciò era solo una piccolezza in confronto al terribile spettacolo che il sanguinario si accingeva ormai a dare. [Nell’inverno 146-1462, entrato in conflitto col sultano] radunò un esercito, attraversò con esso il Danubio, devastò per un vasto tratto il territorio ottomano, ridusse in cenere tutte le zone abitate e trucidò la popolazione indifesa, perfino donne e bambini. Tutti coloro che furono portati via prigionieri –a quanto si dice, non meno di venticinquemila uomini –egli li fece senz’altro mettere a morte mediante il supplizio del palo» [F. Babinger, Maometto il conquistatore, trad. it Torino, 1967, pp. 216-218].

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