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[Storia] Tra antichità e Medioevo: la nascita di una nuova civiltà

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In questo articolo affronteremo uno dei nodi fondamentali della storia, cioè la transazione dal mondo antico a quello medievale, mettendo in evidenza, per quanto possibile, le cause che portarono ad un cambiamento sia dal punto di vista politico che economico e sociale.

Tra il V ed il VI secolo d.C., l’Europa occidentale appariva profondamente sconvolta. I centri urbani, che un tempo costituivano i punti più importanti del tessuto sociale, erano ormai caduti in uno stato di decadenza: questo l’aspetto più impressionante della nuova situazione. I centri vitali si erano spostati nelle campagne, facendo assumere alla società occidentale un carattere rurale, che sarebbe durato per lunghi secoli. Tutto ciò fu in gran parte l’effetto delle rovine e delle devastazioni provocate dalle invasioni di gruppi di barbari che, dal Nord e dall’Est, si erano riversati nei territori dell’impero. Tuttavia anche nelle stesse campagne, i barbari lasciarono segni profondi anche se in maniera meno evidente. L’insicurezza era ormai il fattore dominante; le popolazioni rurali erano meno stabili di un tempo e attorno ai nuclei abitati si estendevano distese incolte, paludi, foreste. Le grandi vie di comunicazioni, importantissime nel mondo romano, venivano via via abbandonate.

Ciò nonostante le invasioni barbariche non sono una causa sufficiente a spiegare una crisi così profonda e radicale quale fu quella che investì l’impero romano d’Occidente; non bastano a spiegare il tramonto di una civiltà e né i mutamenti sia spirituali che materiali dell’Europa latina.

Si nota infatti che negli ultimi secoli dell’impero cominciano a manifestarsi alcuni    aspetti di quella che sarebbe stata la società medievale. Alcuni fattori di crisi erano determinati dalla stessa estensione dell’impero: il contrasto tra Occidente ed Oriente, il sentimento separatista tra i vari gruppi etnici. Altri fattori, invece, erano legati ai gravi problemi politici e istituzionali.

Già dai tempi dell’imperatore Marco Aurelio (161-180 d.C.), è possibile notare seri squilibri nei rapporti tra città e campagna. Infatti l’esodo dei contadini dalle campagne e la diffusione di epidemie come la peste, creava larghi vuoti nella popolazione. Lo spopolamento delle campagne provocò, quindi, una diminuzione della produzione di derrate agricole e dei possidenti. Inoltre le esigenze militari, che si accrebbero data la crescente pressione barbarica ai confini dell’impero, aumentarono la fuga dalle campagne poiché il reclutamento dei soldati incideva pesantemente sulle masse dei contadini, ai quali, d’altra parte, la precarietà di vita e miseria rendevano insopportabile il lavoro dei campi. L’espansione territoriale delle città, che avvenne di pari passo con l’ingrandimento imperiale, rendeva più difficile l’approvvigionamento facendo aumentare le spese pubbliche: tali problemi vennero affrontati mediante un aumento della pressione fiscale, soprattutto nei confronti delle provincie. Si manifestò quindi un fenomeno particolare necessario ad evitare le conseguenze di una svalutazione monetaria e per il rifornimento dell’esercito: sotto gli imperatori Severi, infatti, si cominciò a riscuotere le tasse in natura ed in lavoro.

Anche le citta risentirono della crisi degli effetti negativi della crisi, non solo per ciò che riguardava il problema dell’approvvigionamento, ma anche per problemi sociali. Una parte dei ceti agiati era infatti costituita da proprietari terrieri che, date le condizioni generali, vedevano diminuire le loro rendite agrarie. L’espansione dei latifondi e la crescente pressione sui coltivatori non sempre erano sufficienti a riportare ad un livello sufficiente le rendite della terra. Lo sfruttamento dei contadini, evidente soprattutto nel periodo tardo-imperiale, non ebbe altro risultato che provocare rivolte rurali e l’abbandono delle campagne.

Per tali motivi la produzione agricola subì importanti mutamenti che portarono nuove caratteristiche a tutta la società rurale. Crisi della piccola proprietà e sviluppo del latifondo procedevano parallelamente. A causa della condizione di precarietà prima, e di insicurezza poi, i piccoli contadini arrivarono al punto di rinunciare alla propria indipendenza, trasformandosi in coloni asserviti (adscripti). Anche l’azienda schiavistiche, che era un altro settore di produzione tradizionale, subì importanti mutamenti. E’ da ricordare che gli schiavi venivano considerati semplicemente come strumenti di lavoro. Non era loro consentito di avere una famiglia, o di avere delle proprietà. Quindi la forza lavoro di non poteva aumentare per mezzo di incremento naturale, ma solamente attraverso nuovi acquisti. Per questi motivi il lavoro degli schiavi diventò scarsamente redditizio, obbligando il padrone ad investire ingenti somme nell’acquisto di schiavi. Durante il periodo del tardo impero si assiste ad un cambiamento: nonostante continuasse a vivere all’interno dell’azienda privo di ogni tipo di diritto, allo schiavo era permesso di avere una sua famiglia e una sua casa. La sua condizione perciò era diventata molto simile a quella del servo della gleba.

Per ciò che concerne i problemi politico-istituzionali, si osserva che nella storia dell’impero nel III sec. (235-284), si assiste ad un periodo detto di “anarchia militare”. Infatti l’esercito divenne la base del potere politico. Ci furono dei momenti in cui diversi imperatori vennero eletti contemporaneamente andando a costituire una situazione di grave debolezza. Perciò nel momento in cui Diocleziano (284-235) salì al potere, l’autorità imperiale aveva raggiunto un alto livello di degradazione: l’imperatore era “sotto il controllo” delle truppe e da esse dipendeva la durata del suo regno e i suoi successori. Al fine di combattere questa anarchia politica, Diocleziano fu  spinto ad utilizzare il sistema terarchico: il potere era attribuito a due Augusti (Diocleziano e Massimiano) e due Cesari (Costanzo I e Galerio) destinati a succedere ai primi. Ognuno dei quattro ebbe il controllo di una regione diversa: Diocleziano a Nicomedia (Bitinia) in Oriente; Galerio, il suo successore, in Illiria; Massimiano, Augusto d’Occidente, a Milano; Costanzo, infine, la Gallia.

Tale sistema si dimostrò efficace e rinsaldò l’unità politica e amministrativa dell’impero in quanto la tetrarchia era fondata su un principio rigidamente gerarchico dove, tuttavia, Diocleziano conservava la sua autorità. In questo modo, inoltre, le basi del potere vennero allargate andando ad includere anche i sudditi delle provincie. Verso gli stessi obiettivi si spinse anche la riforma amministrativa che lo stesso imperatore mise in pratica. Le provincie vennero ridotte di estensione ed aumentate di numero; la nomina dei governatori venne riservata direttamente all’imperatore: in tal modo la burocrazia statale si accrebbe, assicurando la subordinazione dei governatori al potere centrale.

Anche in campo economico vennero apportate delle riforme. Vennero censiti sistematicamente i beni fondiari, le scorte di animali e gli uomini di tutto l’impero. Ciò comportò un incremento delle imposte. Nel 301 venne emanato l’editto del maximum, con il quale fu fissato il prezzo massimo di ogni prodotto, Infine si cercò di limitare l’esodo dalle campagne obbligando i contadini e i loro figli a rimanere legati alla terra.

Anche sul terreno militare vennero apportati cambiamenti. Vennero separati i poteri militari dai civili, vennero riorganizzate e ampliate le legioni con l’accorpamento di barbari. I proprietari vennero obbligati a fornire un determinato numero di uomini in base ai loro possedimenti.

Se da una parte i problemi politici, economici e sociali vennero affrontati e in parte risolti, alcune questioni rimanevano sostanzialmente aperte. Si aggravò infatti la questione religiosa che Diocleziano affrontò attraverso pesanti persecuzioni contro i cristiani.

Nel momento in cui l’imperatore Diocleziano iniziava le sue persecuzioni contro i cristiani, essi avevano già conquistato una larga parte della società romana andando a raggiungere anche le classi superiori. Il movimento cristiano aveva quindi creato una cultura ed una organizzazione che uguagliava (e da un certo punto di vista superava) la cultura pagana. Quella cristiana fu un’espansione lenta ma costante al punto che l’unità imperiale venne considerata come un miracolo dagli stessi cristiani: essa assicurava maggior diffusione al messaggio evangelico.

Tra il III e il IV sec. il movimento cristiano assunse un tale ampiezza che il problema dell’unità spirituale dell’impero non poteva più essere trascurato. Ed è in questo momento che Costantino (306-337) impresse una svolta alla politica imperiale: nel 313, con il cosiddetto editto di Milano, concesse ai cristiani la libertà di culto.

Alla base di ciò vi fu dunque una logica politica. Egli non ruppe infatti completamente con la tradizione pagana (continuò ad esercitare le funzioni di pontefice massimo), ma si occupò in maniera sempre più decisiva della vita interna della Chiesa cristiana. Per questo andò a modificare le leggi che urtavano di più con la mentalità cristiana ed in particolare, oltre a riconoscere la festività della domenica e l’affrancamento degli schiavi per mezzo di una dichiarazione fatta in chiesa, riconobbe ai vescovi il potere di emanare sentenze arbitrali valide come le sentenze dei tribunali civili. Inoltre permise alla Chiesa di ricevere donazioni. Costantino fece di più: intervenne anche nelle dispute teologiche prendendo posizione contro la dottrina del prete alessandrino Ario. Quest’ultimo non riconosceva il dogma della trinità, negando che Cristo avesse altra natura se non quella umana. Vedendo che la dottrina ariana si stava diffondendo velocemente, decise di convocare i vescovi della Chiesa in un Concilio a Nicea (325). Durante il suo svolgimento venne condannata la dottrina di Ario e riconfermato il dogma trinitario nella formula del suo antagonista Atanasio.

E’ evidente che nei rapporti tra la Chiesa e l’impero si verificò una svolta radicale: il vecchio antagonismo venne superato andando a creare una forte solidarietà tra il potere spirituale e politico. Così facendo la Chiesa poteva svilupparsi sotto l’egida dello Stato. Tale solidarietà emerse, poi, in tutta la sua forza di fronte alla minaccia dei barbari (di cui si parlerà nel prossimo articolo).

La politica portata avanti da Costantino andò sicuramente a rafforzare l’impero. Ma dopo il trasferimento della capitale da Roma a Costantinopoli (l’antica Bisanzio) nel 330 d.C., iniziarono i primi problemi tra parte occidentale e parte orientale. Tali problemi si trasformarono, con Teodosio (379-395) in aperta rivalità.

Tra Occidente e Oriente esistevano allora grandi differenze. L’Occidente (Gallia, Italia, africa, Illirico) aveva una tradizione economica e di sviluppo di lunga data, iniziata con la conquista romana, mentre i contatti commerciali diretti con Cinesi e Indiani, avevano garantito alla parte orientale una maggiore ricchezza e prosperità. Questa superiorità economica, durante il IV e V secolo, era stata mantenuta e aumentata dall’Oriente. Anche dal punto di vista sociale l’Oriente si presentava in una posizione di vantaggio: anche sa da entrambe le parti la proprietà fondiaria era dominante, in Oriente vi era una numero maggiore di liberi coloni e piccoli proprietari terrieri. Inoltre con la formidabile diffusione del Cristianesimo, si venne a creare un vero e proprio monopolio culturale e religioso della parte orientale, mentre in Occidente Teodosio doveva combattere aspramente la reazione anticristiana dell’aristocrazia romana.

Le vicende di Teodosio e dei suoi due figli, Arcadio e Onorio, insieme alle vicende delle invasioni barbariche, verranno discusse (come già detto) nel prossimo articolo.

Per concludere, quello che appare evidente da questa breve narrazione dei fatti che precedettero la caduta dell’impero romano d’occidente, è che i sintomi della nascita di una nuova civiltà con i suoi caratteri peculiari, quella medievale, sono già visibili nei vari aspetti della vita politica, economica e sociale degli ultimi anni dell’impero. Le invasioni barbariche non hanno fatto altro che catalizzare tutti questi fattori, portando al disfacimento del secolare impero e alla nascita di una nuova fase storica.

[SF]

 

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This entry was posted on March 26, 2014 by in Storia and tagged , , , , , , , , , , , .
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